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venerdì 13 aprile 2012

capitolo 5


Dopo il battibecco con Cecio la cornacchia riprese il racconto, tornando nuovamente ad appoggiarsi su un ramo: 
“Romolo e Remo che fino a quell’epoca avevano sempre vissuto all’aria aperta occupandosi delle greggi, un bel giorno andarono dal nonno e gli dissero: ”Noi abbiamo trascorso tutta la nostra vita a custodire le greggi nella valle del Tevere e difficilmente potremmo abituarci a vivere qui il resto dei nostri giorni. Preferiamo fondare una nuova città là dove abbiamo passato la nostra infanzia: vicino al nostro fico.”
Numitore esaudì la richiesta dei nipoti, concedendo loro un immenso territorio nella valle del Tevere.
Remo voleva che la città portasse il suo nome, mentre Romolo avrebbe voluto che portasse il suo e naturalmente entrambi volevano esserne il re.”

E come fecero a decidere chi sarebbe stato il re?” intervenne ancora una volta Lenticchia.

La questione non è del tutto chiara” - rispose la cornacchia, dandosi un sacco di arie da gran sapientone - “A quanto è dato sapere i due gemelli stabilirono che sarebbero stati gli dei a decidere: Romolo sarebbe salito sul colle Palatino, mentre Remo sarebbe andato sull’Aventino e chi di loro avesse visto il maggior numero di uccelli sarebbe stato il re.
Remo avvistò sei avvoltoi, mentre Romolo ne avvistò dodici e così la questione fu risolta.
Qualche giorno dopo, Romolo aggiogò una mucca e un toro al suo aratro e cominciò a tracciare un largo solco1 attorno al Palatino. Era il 21 Aprile, 753 anni prima che nascesse Gesù Cristo.
Remo, che aveva osservato il fratello con curiosità e invidia, si avvicinò al solco e chiese con aria di sfida: “Che cosa stai facendo? Forse il fossato che circonderà la nostra futura città?”.
Sì, sarà il fossato” rispose Romolo “aldilà di questo fossato, costruirò delle mura così alte e possenti che nessun nemico potrà mai usurparle!”.
Remo scoppiò a ridere e con una salto superò il fossato. “Sei troppo presuntuoso, fratello! Guarda com’è facile superare il tuo fossato e le tue mura!”.
Romolo fu preso da una collera selvaggia e in un raptus di follia si avventò sul fratello. E durante quella colluttazione Remo, purtroppo, morì. Quando Romolo si rese conto di ciò che aveva fatto fu colto da rimorsi che lo perseguitarono per tutta la vita, e governò la città in modo saggio. Poi un giorno, durante un temporale, scomparve, rapito in cielo dal dio Marte.”

Grack, grack, grack, ditemi la verità, nessuno ve l’aveva mai raccontata così, vero? - gracchiò la cornacchia - Dopo Romolo, la città di Roma si sviluppò fino a diventare quella grande città che tutto il mondo conobbe… “

Dei sette re, e dei sette colli
Cerca la rima e farai prima
Romolo il primo, che la fondò
Fin quando Marte se lo portò…
Numa Pompilio, con visibilio
Fu per secondo e molto cambiò
Tullio Ostilio fu un re condottiero
Vinse gli albani e il senato creò
Anco Marcio per quarto salì
Fece un gran porto e a tutti servì
Tarquinio Prisco, lo preferisco
Fece le strade, le piazze e i palazzi
Servio Tullio mi piace di più
Dette le leggi alla servitù
Tarquinio il superbo ultimo fu
Era un tiranno che dirvi di più…

La cornacchia saltò sul un ramo più alto e con un colpo secco del becco staccò un fico:
Attenzione fico in arrivo, spostarsiiiii!” gracchiò la cornacchia.



[continua]
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1 Questo solco è chiamato Pomerio, e rappresenta il limite ultimo della città, oltre la quale non si poteva accedere armati, né con eserciti. In età repubblicana questo limite venne spostato fino al Rubicone.

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