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giovedì 15 marzo 2012

cap 2


“Una lumaca canterina?” - disse sorpresa Marta - “questa si che è bella!”
“Già, come vedi canto, e modestia a parte, ho anche una bella voce! Siete stati davvero molto fortunati ad incontrarmi, sapete?”
Mattia si avvicinò alla lumaca, osservandola da vicino per accertarsi che fosse stata davvero lei a parlare. “Non ci sono trucchi vero?” le disse sfiorandola con un dito.
“Niente trucchi, ti assicuro, potete chiedermi qualsiasi cosa e vi risponderò!”
“Oh bene, allora per quale motivo lasci dietro di te quella scia? Hai forse paura di perderti, o di non ritrovare più la strada di casa?” - disse Marta allontanando con una mano suo fratello.
“Domanda interessante, mia cara bambina” - rispose la lumaca Caterina - “potrei rispondere dicendo che è il nostro modo per sapere sempre da dove veniamo, e nel caso poter ritornare indietro senza perderci. E questo è senz'altro un buon sistema, ma per spiegarvelo meglio dovrei raccontarvi una storia di molti e molti anni fa.”
Mattia e Marta rimasero in silenzio e la lumaca iniziò il suo racconto.

“Regnava un tempo nell’antica Grecia, Minosse re di Creta. Per colpa di una maledizione suo figlio nacque mezzo uomo e mezzo toro: un vero mostro che terrorizzava tutto il regno con la sua inquietante presenza. A causa della sua sfortunata natura lo avevano chiamato Minotauro

Suo padre, suo malgrado, dovette farlo rinchiudere in un palazzo dal quale sarebbe mai potuto scappare.
Affidò a Dedalo, un abile e ingegnoso inventore che viveva nella sua città, il compito di costruire un simile palazzo.
Dedalo presentò il progetto più originale che fosse mai stato concepito: un palazzo senza porte, ne cancelli, composto da più di cento stanze, tutte uguali fra di loro, ognuna delle quali collegata da uno stretto corridoio. Era così grande che una volta all’interno era impossibile trovare l’uscita. E quando dico impossibile, dico davvero impossibile” - disse la lumaca scandendo bene l’ultima parola.





“Lo chiamò labirinto1, ed era molto orgoglioso della sua invenzione. Quando il palazzo venne fatto costruire, Minosse, per paura che Dedalo potesse un giorno svelare il suo segreto lo fece rinchiudere al suo interno insieme al figlio Icaro.
Una lumaca si trovò a passare davanti all’ingresso del labirinto, perdendosi nei suoi corridoi.
Per sua fortuna però, poco prima si era sporcata passando sulla corteccia resinosa di un pino. Quando si rese conto di essersi smarrita, si guardò indietro e vide alle sue spalle la scia lasciata dalla resina di pino. Così le fu sufficiente seguire quella scia per uscire dal labirinto. Da quel giorno noi lumache abbiamo imparato a lasciare la nostra scia, e non smarriamo mai la strada.”

“Una storiella interessante – disse Mattia inarcando un sopracciglio – non ti sarai per caso inventata tutto per prenderci in giro, spero?”
La lumachina incrociò contrariata le sue antenne. “Ma senti che impertinente! Inventarmi una storia, io? Scommetto che è solo un trucco per sapere come è finita la storia del Minotauro, di Dedalo e Icaro.”


[continua]

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1 La parola labirinto compare per la prima volta proprio nel mito del Minotauro. Per via dell'origine della storia, si era portati a credere che il termine derivasse dal greco labrys (ascia). L'archeologo Evans, a cui si deve la riscoperta della Creta minoica, confermo' questa interpretazione con il fatto che il simbolo della doppia scure era un attributo dei sovrani di Crosso.
Inoltre il simbolo della doppia scure torna più volte all'interno di decorazioni del palazzo reale di Crosso. Per questo motivo spesso si e' pensato di identificare lo stesso palazzo con il labirinto, e in effetti la sua complessa conformazione architettonica e' a conferma di tale tesi, anche se molti studiosi sostengono che il termine labirinto sia in qualche modo collegato con un ambiente sotterraneo. Labirion significa cunicolo scavato nel sottosuolo, tipico della talpa.



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