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martedì 7 febbraio 2012

Tusco, l'alteta etrusco - I cap

... ovvero di quando un giorno Mattia tornò da scuola con un brutto voto in storia.

Lo scuolabus arrivò alla fermata in fondo alla via e Mattia scese visibilmente contrariato. 
“A domani, Mattia! E non prendertela, vedrai che passa!” disse l’autista salutandolo con una mano.
La mattinata a scuola non era stata delle migliori, e Mattia si avviò verso casa scrollando le spalle. Ricambiò il saluto con un gesto sconsolato della mano  mentre l'autobus gli sfilava a fianco. Quella brutta figura fatta durante l’interrogazione di storia proprio non gli andava giù. Si era preso una bella insufficienza alla quale però avrebbe potuto rimediare il giorno seguente se si fosse dimostrato più preparato.
“Cosa posso farci se certe cose non mi entrano in testa!” si ripeteva camminando prendendo a calci i sassolini del viottolo che conduceva verso casa.  “E poi, non capisco cosa possa interessarmi dei greci o dei romani, o degli etruschi.”
Entrò in casa salutando frettolosamente la madre e salì in camera sua, chiudendosi la porta alle spalle. Gettò la cartella in un angolo e si distese sul letto con le braccia incrociate dietro la testa a guardare il soffitto.
“Uffa, uffa, e ancora uffa!!” esclamò.
Non mi degnò nemmeno di uno sguardo. Così con aria preoccupata saltai giù dalla mia mensola e mi avvicinai a lui chiedendogli cosa fosse successo.
"Ho preso un brutto voto in storia - rispose seccato - ecco cos'è successo. E domani sarò di nuovo interrogato sugli Etruschi e se non sarò preparato come si deve ... povero me!"
Quel brutto voto gli aveva decisamente rovinato la giornata: si capiva che la sua più grande preoccupazione era trovare la forza di dirlo a mamma e papà?
"Su su, Mattia - risposi cercando di infondergli un po' di coraggio - a tutto c'è rimedio, vedrai! E fidati del tuo amico TINO ROBOT".
Si alzò dal letto prese svogliatamente il libro di storia dalla cartella e si mise alla scrivania. Dovevo escogitare qualcosa per riuscire ad aiutarlo. Mattia leggeva le pagine del libro senza trovarle granché interessanti sbuffando continuamente come un treno in corsa. “E ora dovrò mettermi pure a ripassare questi argomenti così noiosi!”
Prese una matita da un piccolo portapenne a forma di anfora antica che teneva sullo scrittoio e sul quale vi era rappresentato un atleta dell'antichità intento a scagliare il suo giavellotto. Il mio nasino si illuminò di rosso e un raggio di luce colpì il portapenne senza che Mattia potesse accorgersene.


Mattia sottolineò alcune frasi rileggendole a voce alta per comprenderle meglio. Poi innervosito si alzò di scatto lanciando la matita sul libro. Prese le sue freccette e le lanciò con forza una dopo l’altra in direzione del bersaglio appeso dietro la porta, ma nessuna di esse andò a segno.
“Oh, ma che giornata fortunata! Oggi è un vero disastro!” esclamò irritato "Guarda Tino... neanche una freccia a bersaglio!"
Non risposi e mi preparai a gustarmi la scena alla quale stavo per assistere. 
“Forza, fatti da parte. Ora ti faccio vedere io come si lancia!” disse una voce alle sue spalle.
Mattia si voltò e vide sulla sua scrivania la sagoma dell’atleta rappresentato sul suo portapenne che si animava e si preparava a lanciare.
“Ecco vedi? Un piede avanti e uno indietro. Poi tendi bene il braccio e viaaaa!”
Il giavellotto del piccolo omino gli passò appena sopra la testa e andò a centrare in pieno il bersaglio.



“Evviva! Cento punti per me!” disse il piccolo omino.
Mattia si stropicciò gli occhi guardò prima me e poi di nuovo l'omino e si diede un pizzicotto sulle guance. “Sarà per via del brutto voto che ora vedo anche cose tanto strane!”
“Un brutto voto?” disse l’omino “e in cosa hai preso un brutto voto? Se posso permettermi di chiedere…”




[continua]

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