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mercoledì 18 gennaio 2012

Cap. V

 
Nella stanza regnava un silenzio quasi irreale. Poi ad un cenno del direttore tutti gli strumenti incominciarono a suonare: i violini primi iniziarono una lenta melodia, che pian piano prese un ritmo sempre più crescente, e via via tutti gli altri strumenti seguirono le indicazioni date attraverso i gesti del violinista che benché suonasse dirigeva l’intera orchestra. Mattia ascoltava in silenzio: era davvero strabiliante assistere a quella strana esecuzione.
Riusciva a cogliere anche la più piccola sfumatura di suono, ogni singolo intervento dei vari strumenti: l’accompagnamento delicato dei violini secondi e delle viole, il caldo suono dei violoncelli, i contrabbassi che trattenevano la loro potente voce, le trombe che irruppero con fragore per poi lasciar spazio al tenue suono dei flauti e dell’oboe. E poi all’improvviso ecco l’arpa con la sua cascata di note.
Mai aveva udito una musica così dolce. Socchiuse gli occhi immaginandosi per un attimo artefice di quell’incanto. Si avvicinò al leggio e prese la bacchetta da direttore che vi era appoggiata, disegnando nell’aria gesti ritmati e precisi, scandendo il tempo della musica in una sorta di magica danza.
 
 
“Eccoti … bravo!” - disse il violinista mettendosi al suo fianco – “così… perfetto… ora il crescendo.. si così… bravo… bravissimo!”
Gli strumenti obbedivano ai suoi gesti e primo fra tutti, il fagotto si fece avanti iniziando il crescendo finale. Un colpo deciso del timpano, e poi le trombe e tutti i fiati, mentre i violini e tutti gli archi proruppero in cascate di note sfavillanti. Il suono dell’orchestra cresceva come richiamato dai gesti delle sue mani e più esse si muovevano e più il suono aumentava, fino a quando, tutti insieme, gli strumenti emisero l’accordo finale. Per un istante il tempo sembrò dilatarsi a dismisura e gli armonici delle ultime note riecheggiarono nella sala, poi tornò il silenzio.
“Complimenti amico mio!” – disse sorridendo il violinista – “o forse dovrei dire Maestro… te la sei cavata davvero in modo egregio, per essere un principiante!”
Gli strumenti dell’orchestra rumoreggiarono in segno di approvazione alle parole del violinista mentre Mattia sorpreso si destò da quello strano sogno.
“Maestro io?” – disse con aria un po’ imbarazzata – “Oh no, non so cosa mi sia successo. Ho solo seguito un po’ il tempo, questa musica era così bella, così coinvolgente che non mi è stato difficile.”
“Ti ringrazio amico mio, in effetti questo brano, sebbene sia antico quanto le mura di questo teatro, mi emoziona ogni qualvolta mi capiti di suonarlo.” – disse il violinista – “Sai, modestia a parte è la mia composizione più riuscita!”
Mattia teneva ancora fra le mani la bacchetta. Sorrise facendo un leggero cenno col capo mentre il violinista tornò a rivolgersi ai suoi strumenti.
Orsù forza miei colleghi
Non smettiamo di suonar
Dopo questo minuetto
Mi vien voglia di danzar

Molte son le melodie
Che mi passan per la testa
“Uhm.. vediamo prendo questa”
Sembra adatta ad una festa…

E’ una danza, una moresca
Scritta molti anni fa
Nessun sa chi sia l’autore
ma fa sempre un gran “rumore”
 
Si cominci tutti insieme
Dopo aver contato bene
“un due tre e poi si parte”
Questa si che è vera arte…

L’orchestra si ricompose dinnanzi al violinista e il silenzio tornò a regnare nella sala.
“Prego maestro,” disse sorridendo rivolto a Mattia “un bel quattro per partire, sarà facile vedrai.” 
Mattia alzò la sua bacchetta disegnando nell’aria gesti precisi e ritmati, come fosse un vero direttore, e l’orchestra riprese a suonare. Il suono antico della melodia si propagò festoso per tutta la sala, quando un’ombra gigantesca oscurò la tenue luce proveniente dalle finestre.
Gli strumenti in preda al panico smisero di suonare scappando in tutte le direzioni.
“Scappiamo, scappiamo, eccolo è tornato!” gridarono i violini tremando come foglie.
 
[continua]

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