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sabato 14 gennaio 2012

Cap. III


Mattia lo seguì mentre si inoltrava attraverso uno stretto corridoio illuminato dalla tenue luce di una lampadina. Il violinista lo precedeva con passo sicuro e veloce, dando l’impressione di conoscere quel posto come le sue tasche.
Sopra un tavolino quasi nascosto da un armadio Mattia vide la custodia abbandonata di un violino, semicoperta da fogli di carta da musica tutti impolverati. Si fermò lasciando che il violinista si allontanasse un poco, poi soffiò via la polvere e aprì. Sfiorò le corde stranamente ancora tese dello strumento e lo guardò con interesse: era la prima volta che si trovava fra le mani un violino vero e proprio.
“Chissà chi lo ha abbandonato in questo modo” pensò mentre lo sollevava – “la custodia era tutta impolverata, ma lo strumento sembra ancora in ottime condizioni, si direbbe quasi che sia stato suonato di recente.”




Provò ad imbracciarlo appoggiando lo strumento sulla spalla sinistra, come aveva visto fare ai violinisti dell’orchestra e prendendo con l’altra mano l’archetto lo sfregò un po’ goffamente sulle corde.

Lo strumento emise un suono stridulo e gracchiante che risuonò in tutto il corridoio.


Ehi, piano ragazzo mio.” – disse il violinista giunto nel frattempo alle sue spalle – “devi essere più delicato. Con grazia per carità!”

Mattia ripose subito il violino nella custodia, chiudendola con certo imbarazzo.

Su, non fare quella faccia. Piuttosto dovrei esserti riconoscente, mi ero quasi completamente dimenticato dove lo avevo lasciato!” – gli disse sorridendo mentre si prendeva sottobraccio il violino – “Ora seguimi la prova sta per iniziare.”

Quale prova?” - chiese Mattia incuriosito.

Oh, ma naturalmente la prova più curiosa alla quale ti sarà mai capitato di assistere: la prova della mia fantastica orchestra!” - rispose il violinista.

Varcarono la porta di un grande stanzone, illuminato dalla poca luce del giorno che filtrava da alcune piccole finestre tonde, dai vetri tutti impolverati. In fondo alla stanza un piccolo palcoscenico che da tempo non veniva più utilizzato sul quale, sparpagliati un po’ ovunque, si trovavano diversi strumenti racchiusi nelle loro custodie impolverate.

Nell’aria regnava una strana atmosfera, come se stesse per accadere qualcosa di magico.

Eccoci arrivati, – disse il violinista – dormono ancora tutti, ma presto qui ci sarà una tale baraonda che nemmeno immagini.”

Il violinista prese il suo strumento, e dopo averlo accordato iniziò a suonare un’aria antica mentre canticchiava muovendosi per la sala quasi con passo di danza.

 
Su su forza miei pigroni
Non è tempo di dormire
Giunta è l’ora di suonare
Qualche allegro motivetto

Su presto ai vostri posti
Non mi va più d’aspettar
Già si perde troppo tempo
Coi violini ad accordare

Su forza miei pigroni
Or aprite gli spartiti
Giunta è l’ora di suonar
Qualche allegro minuetto


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