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lunedì 30 gennaio 2012

Cap X


Quando tornarono nel salone il caos regnava sovrano. Tutti gli strumenti suonavano per conto loro in un guazzabuglio di timbri diversi. Alla vista del Maestro, però tutti quanti ripresero il loro posto ordinatamente facendosi silenziosi.
“Orsù, ordine ragazzi…” disse il violinista battendo con l’archetto sul leggio “che si canti una canzone, che sia allegra e divertente e che non ci costi niente. Basta solo un po’ di voce, e un poco di attenzione, tutti insieme il ritornello che sarà così più bello. E tu amico mio tieni questo: or si canta una canzone scritta proprio di mio pugno!”
Mattia prese dalle sue mani un foglio di carta da musica sul quale vi era la canzone che avrebbero eseguito di lì a poco.
“Beh, veramente non so leggere bene le note, vado ancora piano piano - disse con aria imbarazzata - non sono ancora molto esperto."
“Poco importa amico mio, non è un gran problema. Segui il ritmo e le parole e le note verranno da sole.”


 “Ecco qui un pentagramma
Con le note disegnate
Sono segni un po’ confusi
Se la musica non sai…
C’è la chiave di violino
Poi un diesis lì vicino
E il numero del tempo
Vedi è facile così…
 
 Conta sempre le battute
Uno e due e tre e quattro
Poi prenditi un gran bel fiato
E inizia orsù a cantar…

Quattro stanno negli spazi
Fa la do mi – fa la do mi
Cinque stanno sulle righe
Mi sol si re fa – mi sol si re fa…


Forza su, il ritornello
Questo si è davvero bello
Ecco ora il gran finale
Tutti insieme non è male!”

La musica terminò con un assordante colpo dei piatti, e all’improvviso Mattia si sentì tirare per la manica del giubbino. La voce di uno dei suoi compagni di classe lo riportò bruscamente alla realtà: “Ehi dove ti eri cacciato! E' un’ora che ti stiamo cercando”.
Mattia rivolse un ultimo sguardo al ritratto del violinista appeso nel corridoio come se non si fosse mai mosso da lì,  poi senza dire una parola seguì l’amico raggiungendo il resto della classe.
“Torna pure quando vuoi!” gli parve di sentir mormorare come un'eco lontano nella confusione generale mentre chiudeva la porta del corridoio.

“Puoi contarci, amico mio, puoi contarci… ” bisbigliò mentre lasciava allegramente il teatro.
[Fine]

venerdì 27 gennaio 2012

Cap IX

Mano mano che si addentravano nella stanza sempre più strumenti andavano incontro a Mattia uscendo dalle loro custodie impolverate. 

E poi vedo molti fiati
Sono pifferi stonati!
Oh, c’è anche un bel cornetto
E perfino un serpentone…
Lo dicevo per scherzare
Non ti devi spaventare…






Poi un tromba naturale
Un cromorno e una bombarda
Se li senti tutti insieme
Ti faran una “gagliarda”
 
 
 



Poi c'è uno strumento strano
Che una corda sol possiede
Ed è alto quanto te…
Sai tu il nome suo qual’è?
 
 
Guarda bene quant’è bello
Ti farò un indovinello
Sa di mar ma è una tromba
E del suo suon non c’è più ombra… 


Mattia osservava quegli strumenti così antichi con un'espressione di stupore sul viso. 
“Stupefacente” - disse osservando quell’ultimo bizzarro strumento dopo avere riflettuto alla domanda – “ma non saprei davvero cosa rispondere al tuo indovinello.”
Il violinista ripose lo strumento al suo posto in quella stanza che sembrava un ripostiglio abbandonato di un museo e gli rispose canticchiando in rima alcune parole.

“Orbene, per far prima
ti dirò qualcosa in rima,
fai bene attenzione alle parole
che ti dissi poco fa… 
Sa di mar ma è una tromba
Del suo suon non c’è più ombra…
il suo nom è dunque…
Tromba Mar……”

Mattia ripensò a quell’ultima frase e completò l’indovinello: “Tromba Marina!!??” esclamò con una certa esitazione.
“Oh, bravo, bravissimo, hai indovinato. Tromba marina, e si suona con l’archetto. Il suo suono somiglia vagamente a quello di una tromba. Curioso vero? -  rispose il violinista posandogli un braccio sulle spalle mentre abbandonavano la stanza - Ora ci conviene tornare di là. Senti che confusione quando manca il direttore. Andiamo, andiamo ci sono ancora tante cose da scoprire sulla musica."

[continua]

giovedì 26 gennaio 2012

Cap. VIII


Orsù, ora che ci siamo tutti, riprendiamo col “da capo” e facciamo bene sentire ciò che siamo capaci a far.”
Quando tutti furono nuovamente pronti Mattia guardò il violinista, il quale con un cenno del capo gli fece cenno a tutti gli strumenti di prepararsi a suonare. Mattia si sentiva tremare le gambe dall'emozione: avere un'intera orchestra ai suoi ordini non era certo cosa di tutti i giorni.
“Non temere, sei bravissimo! - lo rincuorò il violinista - Andrà tutto bene, segui solo il ritmo della musica, il resto verrà da se!”
Mattia chiuse gli occhi concentrandosi e iniziò a contare “un, due, tre e quattro…” muovendo la bacchetta con un gesto armonioso e la musica iniziò… 

Berlioz: "Symphonie Fantastique". 1st Mvt. (part 2) - Leonard Bernstein
 
“Molto bene, molto bene, amici miei” - disse soddisfatto il violinista quando il brano finì -“è un vero piacere suonare con un’orchestra così affiatata, non trovi anche tu ragazzo mio?”
Fece una lunga pausa pizzicando le corde del suo violino verificandone l’accordatura poi riprese a parlargli.
“E tu invece quale strumento sai suonare? Non vorrai dirmi che…”
Mattia sorpreso da quella domanda arrossì un poco. Sebbene amasse molto la musica e di quando in quando strimpellava la sua chitarra accompagnandosi in qualche canzone, non si poteva certo dire che fosse un vero musicista.
“Ehm, ehm… vero è che la musica mi piace molto!” – rispose cercando di vincere l’imbarazzo – “ma tutto ciò che so fare è strimpellare un po’ la mia chitarra mentre canticchio qualche canzone che mi piace, ma nulla di più.”
“Un chitarrista! Perbacco! E un cantante!!” disse zittendo con un gesto della mano gli altri strumenti che rumoreggiavano. “Perché non ci fai sentir qualcosa, anzi no, faremo dopo. Ho da mostrarti qualcosa di davvero interessante. Seguimi!”
Il violinista posò il suo strumento su una sedia, e lo invitò a seguirlo nella sala a fianco, dove molti altri strumenti erano accatastati un po’ alla rinfusa.
Sembrava che il tempo si fosse fermato in quel luogo.

“Eccoci qui, questa è la stanza degli strumenti più antichi, quelli che ormai nessuno o quasi sa più suonare. Vedi questo?” - disse prendendo uno strano strumento a pizzico che Mattia non aveva mai visto. 
 

“E’ un liuto, nobilissimo strumento, un tempo era considerato il re degli strumenti, che ora non si usa più da molto tempo - disse il violinista - Forse sarà capitato di vederlo rappresentato in qualche affresco in mano a degli angeli, ma di solito la gente si dimentica di lui. E dire che ha un suono così meraviglioso.” Soffiò via un po’ di polvere dalla tavola armonica e provò a pizzicare le sue corde. Il dolce suono di quello strano e antico strumento incantò Mattia spargendosi per la sala.
Quante cose stava imparando e quanti strumenti a lui ignoti e tra i più bizzarri erano li davanti ai suoi occhi pronti a svelarsi a un cenno del violinista.



Di gran lunga il più apprezzato
Dalle dame e cavalieri
Ecco il liuto, il più ammirato
Che ora giace abbandonato… 
Oh, che vedo laggiù in fondo
Una piccola pochette
E’ un piccolo violino
Da portare nel taschino…
 

Guarda, guarda cosa vedo
Una gamba ancora intatta
A uno sguardo un po' distratto
Sembra un poco un violoncello… 


Oh, che vedono i miei occhi
Questo qui lo uso ancora
non è tanto che l'ho accordato,
Chi l’avrà giammai spostato?
Sembra quasi un pianoforte
Gli somiglia facci caso
Ma il suo suono è un po' diverso
è un cembalo, Maestro!
 
 
[continua]

lunedì 23 gennaio 2012

Cap VII


Con l’archetto si mise ad indicare l’intera sezione degli archi, che prontamente eseguirono un piccolo motivetto1
“Eccoti l’intera famiglia degli archi! Il violino, la viola, il violoncello e il contrabbasso!” – disse il violinista. 
 
 
Un brusco stridore di corde dell’octobass simile ad un brontolio si sovrappose alle parole del maestro. “Ah, già, e anche l’octobass, come potevo dimenticarmi di lui.” – disse sorridendo. Poi indicò i legni che subito proseguirono la stessa aria iniziata dai violini.
“Ed eccoti i legni, ovvero quel che un tempo per prenderli un po’ scherzosamente in giro chiamavano pifferi2
Suoni dunque l’oboe col fagotto, poi il clarino e il flauto con l’ottavino.
E poi, che squillino le trombe, le più note fra gli ottoni e poi i corni ed il trombone ed infine il basso tuba.”
E laggiù dietro gli ottoni? Sono i timpani o mi sbaglio?” - chiese Mattia.
Subito i timpani e lo xilofono fecero la loro breve esibizione riempiendosi di orgoglio per esser stati gli unici riconosciuti dal giovane ospite.
Certo, certo, le percussioni, laggiù in fondo vi è l’intera sezione ritmica, non solo i timpani, ma i piatti coi triangoli e lo xilofono e altri piccoli strumenti.
Ed infine c’è l’arpa, messa proprio dietro gli archi, lei le corde sol le pizzica, mentre noi le strofiniamo. 


[continua]


 Benjamin Britten: The Young Person's Orchestra



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1 Ascolta il brano “Guida dei giovani all'orchestra” di Benjam Britten (1913-1976). Potrai ascoltare le varie famiglie eseguire singolarmente la loro parte e poi infine riascoltare l’intero brano.
2 Termine con il quale venivano anticamente chiamati tutti gli strumenti a fiato.

sabato 21 gennaio 2012

Cap VI


Nella sala era apparsa all’improvviso l’imponente figura di un enorme contrabbasso, tanto grande e tanto enorme che Mattia restò a bocca aperta a guardarlo.
“E quello cos’è?” disse sgranando gli occhi. 



Il violinista era l’unico che non sembrava preoccupato da quell’apparizione e con il suo archetto batté più volte sul leggio cercando di riportare un po’ d’ordine. Raggiunse in un attimo il nuovo arrivato presentandolo a Mattia.
“Suvvia, che sarà mai tutta questa paura. Quante volte vi devo dire che è assolutamente innocuo. E’ solo un octobass!”
Uno dopo l’altro tutti gli strumenti ripresero lentamente il loro posto mentre con passo pesante il nuovo arrivato si sistemò a fianco di Mattia che continuava ad osservarlo con occhi sgranati.


“Scusate l’intrusione, 
ma mi sentivo solo
Così ho ben pensato 
di stare in compagnia!

Lungi da me l’idea 
di farvi spaventar
Di certo non ho colpa
se son nato così:
 
più grosso quasi il doppio 
di un grosso contrabbasso  
con la mia voce fioca, 
io sono l’Octobass..

Esisto per davvero 
non sono un’invenzione
Anche se poco usato 
non sono un’attrazione!
Qui vedo un nuovo amico 
al quale sai che dico?
Non è che per favore 
mi puoi fare suonar? 

Da molto tempo ormai 
nessuno più mi suona
Mi dolgono le corde 
vorrei farle vibrar..

Il loro suono è grave 
difficile a sentir
Mi do una spolverata 
e son pronto a ripartir.”

“Presto, presto riprendete i vostri posti! Abbiamo da suonar!” – disse il violinista rivolto agli altri strumenti – “fate posto laggiù in fondo e poi siam pronti a incominciar!” 
Mattia osservò attentamente il grosso e ingombrante octobass prendere posto dietro ai violoncelli e ai contrabbassi e rivolgendo uno sguardo incuriosito al resto dell’orchestra.
“Hai ragione amico mio, non ti ho nemmeno presentato i meravigliosi strumenti, così come si conviene a persone educate...” - disse il violinista notando la sua curiosità - “ora te li presento!”  


[continua]

mercoledì 18 gennaio 2012

Cap. V

 
Nella stanza regnava un silenzio quasi irreale. Poi ad un cenno del direttore tutti gli strumenti incominciarono a suonare: i violini primi iniziarono una lenta melodia, che pian piano prese un ritmo sempre più crescente, e via via tutti gli altri strumenti seguirono le indicazioni date attraverso i gesti del violinista che benché suonasse dirigeva l’intera orchestra. Mattia ascoltava in silenzio: era davvero strabiliante assistere a quella strana esecuzione.
Riusciva a cogliere anche la più piccola sfumatura di suono, ogni singolo intervento dei vari strumenti: l’accompagnamento delicato dei violini secondi e delle viole, il caldo suono dei violoncelli, i contrabbassi che trattenevano la loro potente voce, le trombe che irruppero con fragore per poi lasciar spazio al tenue suono dei flauti e dell’oboe. E poi all’improvviso ecco l’arpa con la sua cascata di note.
Mai aveva udito una musica così dolce. Socchiuse gli occhi immaginandosi per un attimo artefice di quell’incanto. Si avvicinò al leggio e prese la bacchetta da direttore che vi era appoggiata, disegnando nell’aria gesti ritmati e precisi, scandendo il tempo della musica in una sorta di magica danza.
 
 
“Eccoti … bravo!” - disse il violinista mettendosi al suo fianco – “così… perfetto… ora il crescendo.. si così… bravo… bravissimo!”
Gli strumenti obbedivano ai suoi gesti e primo fra tutti, il fagotto si fece avanti iniziando il crescendo finale. Un colpo deciso del timpano, e poi le trombe e tutti i fiati, mentre i violini e tutti gli archi proruppero in cascate di note sfavillanti. Il suono dell’orchestra cresceva come richiamato dai gesti delle sue mani e più esse si muovevano e più il suono aumentava, fino a quando, tutti insieme, gli strumenti emisero l’accordo finale. Per un istante il tempo sembrò dilatarsi a dismisura e gli armonici delle ultime note riecheggiarono nella sala, poi tornò il silenzio.
“Complimenti amico mio!” – disse sorridendo il violinista – “o forse dovrei dire Maestro… te la sei cavata davvero in modo egregio, per essere un principiante!”
Gli strumenti dell’orchestra rumoreggiarono in segno di approvazione alle parole del violinista mentre Mattia sorpreso si destò da quello strano sogno.
“Maestro io?” – disse con aria un po’ imbarazzata – “Oh no, non so cosa mi sia successo. Ho solo seguito un po’ il tempo, questa musica era così bella, così coinvolgente che non mi è stato difficile.”
“Ti ringrazio amico mio, in effetti questo brano, sebbene sia antico quanto le mura di questo teatro, mi emoziona ogni qualvolta mi capiti di suonarlo.” – disse il violinista – “Sai, modestia a parte è la mia composizione più riuscita!”
Mattia teneva ancora fra le mani la bacchetta. Sorrise facendo un leggero cenno col capo mentre il violinista tornò a rivolgersi ai suoi strumenti.
Orsù forza miei colleghi
Non smettiamo di suonar
Dopo questo minuetto
Mi vien voglia di danzar

Molte son le melodie
Che mi passan per la testa
“Uhm.. vediamo prendo questa”
Sembra adatta ad una festa…

E’ una danza, una moresca
Scritta molti anni fa
Nessun sa chi sia l’autore
ma fa sempre un gran “rumore”
 
Si cominci tutti insieme
Dopo aver contato bene
“un due tre e poi si parte”
Questa si che è vera arte…

L’orchestra si ricompose dinnanzi al violinista e il silenzio tornò a regnare nella sala.
“Prego maestro,” disse sorridendo rivolto a Mattia “un bel quattro per partire, sarà facile vedrai.” 
Mattia alzò la sua bacchetta disegnando nell’aria gesti precisi e ritmati, come fosse un vero direttore, e l’orchestra riprese a suonare. Il suono antico della melodia si propagò festoso per tutta la sala, quando un’ombra gigantesca oscurò la tenue luce proveniente dalle finestre.
Gli strumenti in preda al panico smisero di suonare scappando in tutte le direzioni.
“Scappiamo, scappiamo, eccolo è tornato!” gridarono i violini tremando come foglie.
 
[continua]

lunedì 16 gennaio 2012

Cap. IV

 


Come per magia, una dopo l’altra, le vecchie e polverose custodie si aprirono cigolando.
E… davanti agli strabiliati occhi di Mattia si radunò una vera e propria orchestra.
Gli strumenti sembravano animati di una loro vita propria, e presero posto disponendosi sul piccolo palcoscenico come se ubbidissero ad una forza misteriosa: violini, viole, violoncelli, contrabbassi, un’intera sezione di legni, e poi gli ottoni e i timpani, e perfino un’arpa. 
Mattia non aveva mai visto così tanti strumenti tutti insieme, alcuni dei quali erano per lui una vera novità.
“Ecco qui la mia fantastica orchestra,” – disse il violinista – “e ti assicuro che non è da tutti poter assistere alla sua esibizione!”
Mattia sorridendo a quelle parole si avvicinò al palcoscenico. Gli strumenti erano come sospesi nell'aria, in perfetta posizione, come se fossero imbracciati ad invisibili e misteriosi esecutori pronti a suonare al primo cenno del loro direttore.
“Ma… come è possibile?” – esclamò sorpreso – “non possono suonare da soli!”
“Ovviamente no, ragazzo mio! Aspettano solo un mio cenno per poter iniziare a suonare.” rispose il violinista – “nessuna orchestra può suonare senza un direttore che la diriga, e… modestamente credo che nessuno possa dirigerli meglio di me. Sono anni che suoniamo insieme, anzi secoli!”
Con l’archetto del violino battè alcuni colpi sul leggio di fronte a sé che risuonarono per tutta la stanza.
 
 

Prego un poco di attenzione
Miei strumenti prediletti
Oggi abbiam da eseguire
Una gran composizione…

Ai violini, solo ai primi
Chiedo di suonar la parte
Ai secondi e alle viole
Poco suono delicato…

E voi cari violoncelli
Suoni forti, scuri e belli
Quasi niente i contrabbassi
Lievi lievi e pochi passi…

Poi in crescendo con le trombe
Flauti e oboi a rinforzo
E il timpano sonoro
Forte si, ma senza sforzo

Che di colpo cali il suono
Quasi un poco sussurrato
Dolce il suon dell’arpa emerga
come sempre delicato…

Poi infine il fagotto
Con un suono un po’ nasale
Dia l’attacco un po’ sonoro
Per il nostro gran finale

Su, all’opera ragazzi…
Son sicur che m’intendete
Pochi gesti serviranno
Se voi poi mi seguirete… 
 
[continua]

sabato 14 gennaio 2012

Cap. III


Mattia lo seguì mentre si inoltrava attraverso uno stretto corridoio illuminato dalla tenue luce di una lampadina. Il violinista lo precedeva con passo sicuro e veloce, dando l’impressione di conoscere quel posto come le sue tasche.
Sopra un tavolino quasi nascosto da un armadio Mattia vide la custodia abbandonata di un violino, semicoperta da fogli di carta da musica tutti impolverati. Si fermò lasciando che il violinista si allontanasse un poco, poi soffiò via la polvere e aprì. Sfiorò le corde stranamente ancora tese dello strumento e lo guardò con interesse: era la prima volta che si trovava fra le mani un violino vero e proprio.
“Chissà chi lo ha abbandonato in questo modo” pensò mentre lo sollevava – “la custodia era tutta impolverata, ma lo strumento sembra ancora in ottime condizioni, si direbbe quasi che sia stato suonato di recente.”




Provò ad imbracciarlo appoggiando lo strumento sulla spalla sinistra, come aveva visto fare ai violinisti dell’orchestra e prendendo con l’altra mano l’archetto lo sfregò un po’ goffamente sulle corde.

Lo strumento emise un suono stridulo e gracchiante che risuonò in tutto il corridoio.


Ehi, piano ragazzo mio.” – disse il violinista giunto nel frattempo alle sue spalle – “devi essere più delicato. Con grazia per carità!”

Mattia ripose subito il violino nella custodia, chiudendola con certo imbarazzo.

Su, non fare quella faccia. Piuttosto dovrei esserti riconoscente, mi ero quasi completamente dimenticato dove lo avevo lasciato!” – gli disse sorridendo mentre si prendeva sottobraccio il violino – “Ora seguimi la prova sta per iniziare.”

Quale prova?” - chiese Mattia incuriosito.

Oh, ma naturalmente la prova più curiosa alla quale ti sarà mai capitato di assistere: la prova della mia fantastica orchestra!” - rispose il violinista.

Varcarono la porta di un grande stanzone, illuminato dalla poca luce del giorno che filtrava da alcune piccole finestre tonde, dai vetri tutti impolverati. In fondo alla stanza un piccolo palcoscenico che da tempo non veniva più utilizzato sul quale, sparpagliati un po’ ovunque, si trovavano diversi strumenti racchiusi nelle loro custodie impolverate.

Nell’aria regnava una strana atmosfera, come se stesse per accadere qualcosa di magico.

Eccoci arrivati, – disse il violinista – dormono ancora tutti, ma presto qui ci sarà una tale baraonda che nemmeno immagini.”

Il violinista prese il suo strumento, e dopo averlo accordato iniziò a suonare un’aria antica mentre canticchiava muovendosi per la sala quasi con passo di danza.

 
Su su forza miei pigroni
Non è tempo di dormire
Giunta è l’ora di suonare
Qualche allegro motivetto

Su presto ai vostri posti
Non mi va più d’aspettar
Già si perde troppo tempo
Coi violini ad accordare

Su forza miei pigroni
Or aprite gli spartiti
Giunta è l’ora di suonar
Qualche allegro minuetto


venerdì 6 gennaio 2012

Cap.II


Il programma della giornata prevedeva anche una visita al teatro e al suo museo. Mattia attendeva pazientemente in fila osservando le numerose fotografie dei cantanti più celebri e i mezzibusti dei compositori più famosi che adornavano il foyer1.
C'era qualcosa di magico nell'atmosfera che regnava in quelle sale, qualcosa che le rendeva uniche e piene di fascino. L'aveva percepito fin dal primo momento in cui aveva varcato la soglia del teatro.
“Chi lo avrebbe mai detto – pensò – credevo di annoiarmi tremendamente, e invece…”
Lasciato l’ingresso, passarono fra varie sale adibite a diverse funzioni: la sala prove, la sartoria, i camerini, e infine il piccolo museo. Mattia era impressionato dalla quantità di locali che il teatro ospitava e ovunque regnava quell’atmosfera che rendeva quel luogo così suggestivo.
Si attardò ad osservare un ritratto ormai ingiallito di un violinista. Il resto della scolaresca lo precedeva di una decina di metri ascoltando le spiegazioni della giovane guida del teatro. A Mattia parve che quel bizzarro personaggio, vestito in abiti settecenteschi, lo fissasse. Rimase a fissarlo attentamente: ovunque si spostasse sentiva su di sé il suo sguardo severo, come se scrutasse le sue mosse. 

 
E tu che hai da guardare? – disse sottovoce Mattia– forse ti stai annoiando a stare appeso da così tanto tempo?”
Hai perfettamente ragione, amico mio – gli rispose il personaggio del ritratto – Non capita tutti i giorni di poter fare un po’ di conversazione. In questo posto son sempre tutti così di fretta che nessuno si ricorda mai di me! Passano tutti velocemente attraverso il museo, quasi come se non ci fosse nulla da guardare e nessuno mi degna mai di uno sguardo.”
Mattia si guardò attorno insospettito, temendo una qualche burla da parte dei suoi compagni  ma subito quella voce riprese a parlare.
Oh, non devi spaventarti amico mio, ti assicuro che sono un tipo pacifico e se vuoi, potrei anche farti da cicerone molto meglio di qualunque altra giuda. Dopotutto, qui sono di casa!” - aggiunse con una leggera risatina – “e se vorrai essere mio ospite ti farò fare un giretto davvero speciale nel teatro!”
Mattia non fece nemmeno in tempo a rispondere che davanti a lui si materializzò un distinto signore elegantemente vestito sbucando da una nuvola di polvere. 
Eccomi qui! Sapevo che avresti accettato il mio invito. – disse il violinista accennando a un leggero inchino – Giovanni Sebastiano Del Conte, per servirti, mio giovane amico. Primo violino dell’orchestra del Regio Teatro di sua Maestà.”
Uhm! Giovanni Sebastiano Del Conte! Come nome mi sembra un po’ lunghetto! Beh, ad ogni modo il mio nome è Mattia.” – rispose in modo sbrigativo.
Se preferisci puoi semplicemente chiamarmi Gibi, non amo molto le formalità. O Maestro... come fanno tutti i ragazzetti della tua età che hanno la pretesa di imparare l'arte di suonare il violino!” gli rispose il suo interlocutore. “Ora seguimi, prendiamo questa scorciatoia che voglio mostrarti qualcosa di molto originale.”


[continua]


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1 Il foyer di un teatro è lo spazio esterno alla sala adibito ad ospitare gli spettatori prima, dopo e durante le pause dello spettacolo. Per conoscere come è costruito un teatro d’opera.

giovedì 5 gennaio 2012

All'Opera ... ragazzi!! Cap. I

(Piccola guida agli strumenti dell'orchestra e non solo...) 
Non era la prima volta che avevo notato di come la musica avesse un effetto sorprendente su Mattia, ma dopo quello che mi ha raccontato l'altro giorno inizio a credere che questa strana "invenzione" umana, abbia davvero qualcosa di magico.
Poco prima delle vacanze di Natale, insieme alla sua classe, Mattia si è recato a Teatro a vedere un'Opera, una vera Opera di quelle antiche per di più. "Il maestro di cappella" per l'esattezza, di Domenico Cimarosa.
Quando ha annunciato la notizia in famiglia, temevo che si sarebbe annoiato, visto i commenti non proprio entusiastici con i quali l'aveva accompagnata.
Invece però... !!

Capitolo I


 
 

L’orchestra finì di suonare, e nella sala riecheggiarono le ultime note del brano che il cantante aveva appena eseguito. Era l’ultimo dei pezzi in programma e gli applausi scrosciarono all’improvviso nell’ampio salone del teatro. I ragazzi sorridevano, divertiti dall’esecuzione ironica dello spettacolo a cui avevano assistito. Nessuno, certo si aspettava un'esibizione così divertente.
“Che buffo, - pensò Mattia – non avrei mai immaginato di divertirmi così tanto!.”
Gli orchestrali lasciarono ordinatamente il palcoscenico, mentre il rosso sipario di velluto si chiudeva silenziosamente sulla scena. 
Quando si accesero le luci della sala, Mattia seguì i suoi compagni verso l'uscita seguendo la propria insegnante, mentre si canticchiava il motivetto dell’ultimo brano.

"Quest’è il passo dei violini:
lai, lai, lai, la…”


[continua]