Benvenuti sul sito di Tino ROBOT... scopri tutte le sue fantastiche storie e ascolta le sue canzoni...

sabato 26 novembre 2011

Capitolo 2


“Un’antica leggenda greca - iniziò a raccontare il riccio - narra che un giorno la bella Persefone passeggiava in un bosco in compagnia delle sue amiche, andando alla ricerca dei gigli più belli quando..."
"Com'è mai possibile che un riccio parla... " - si chiese ad alta voce Martina senza rendersi conto che era da un po' che stava parlando alla bestiola.
"Mia cara fanciulla - sbottò con aria stizzita il riccio notando la sua distrazione - Ho quasi l'impressione che tu non mi stia credendo! Pensi forse che ti voglia prendere in giro?"
Davanti alla reazione del riccio, Martina scosse il capo senza avere il coraggio di replicare e decise di non porsi altre domande prima di far spazientire la bestiola.
"Stavo dicendo - proseguì il riccio - che la bella Persefone stava raccogliendo dei fiori insieme alle sue amiche, quando all'improvviso la terra si aprì ed ecco apparire Plutone in persona, il dio degli inferi, sul suo nero carro trainato da quattro cavalli neri.
Plutone era da tempo innamorato della fanciulla, e pur sapendo che sua madre Demetra, la dea dei raccolti, non gli avrebbe mai permesso di sposarla, aveva continuato a coltivare per la fanciulla una passione sempre più crescente, finché un bel giorno decise di rapirla per farne la sua consorte nell'oscuro regno delle tenebre. 
La povera Persefone, ingnara di tutto, cercò invano di fuggire ma Plutone la rapì e la condusse nel suo regno sotterraneo, sotto lo sguardo atterrito delle sue amiche. 
Luca Giordano (1634-1705): Il ratto di Proserpina
Quando Demetra venne a conoscenza della notizia, per nove giorni e nove notti la cercò invano gridando ovunque il suo nome.
"Persefone... Persefone... figlia mia dove sei!" gridava instancabilmente la povera madre sperando di ritrovare la figlia, ma di Persefone non v'era traccia.  
C'era solo una persona che poteva dirle qualcosa... 
[Continua]

lunedì 14 novembre 2011

Persefone e le stagioni. Capitolo 1

Prologo 

Un paio di settimane fa Marta, la sorellina di Mattia ha bussato alla porta della sua stanza in compagnia di una sua cara amica. Sulle prime Mattia non era molto dell'opinione di farle entrare, dubitando delle buoni intenzioni della sorella sempre pronta a fargli qualche scherzetto.
"Si chiama Perse... " disse Marta "Perse.. ovvero Persefone, ma è troppo lungo da dire così a scuola noi la chiamiamo Perse! Dai non fare lo scontroso, volevamo solo giocare con te!"  


Quel nome l'avevo già sentito da qualche parte, solo che sulle prime non riuscivo a ricordare bene.
"Ma certo! Adesso ricordo!" dissi saltando in mezzo alla stanza sotto lo sguardo incredulo delle due bimbe che non mi avevano mai visto muovermi Ci pensò Mattia a spiegare loro tutto quanto e così mi sono messo a raccontare la storia di Persefone e delle stagioni, a modo mio questo si capisce, no? 

Capitolo 1

Martina era una simpatica bambina dai capelli biondi e dagli occhi azzurri. Viveva in una casa circondata da un verde prato con un piccolo frutteto che il nonno aveva coltivato per anni. Meli, peri, alberi di albicocche, susine e un grande albero di ciliegie.
Un giorno mentre passeggiava nel frutteto raccolse da terra una mela tutta rossa e dall’aspetto invitante e saporito.
Veramente l’avevo vista prima io quella mela!” - sentì dire da una vocina alle sue spalle - “con tutta la fatica che ho fatto per spingerla fino a qui, ora me la vorresti rubare?”
Non vedendo nessuno Martina si guardò attorno stupita quando sentì nuovamente quella voce rivolgersi a lei.
Ehi, dico a te, mia cara. Sono quaggiù e non fare finta di non vedermi. L’ho vista prima io!” 
Abbassò lo sguardo e vide un riccio sbucare da sotto una foglia. 


“Ah ecco chi mi parlava! – rispose Martina con aria di non voler assolutamente cedere – “e ti assicuro che l’ho vista prima io, mio caro! E non ho intenzione di lasciartela!” 

(Riccio)

Era un po’ che la curavo
Fin da quando era un fiore
L’ho seguita passo passo
Quando un’ape si posò
Sopra i petali leggeri
E il suo fior impollinò
Poi divenne un bel frutto
e a terra poi cascò…


(Martina)


Mi stai dando della ladra
Dispettoso animaletto?
Questo melo è di mio nonno
E i suoi frutti sono miei
Posso coglier belle mele,
Le susine e le ciliege
Poi le pesche e le albicocche
Dici solo cose sciocche…

Ribadisco il mio concetto

Era mia e la pretendo
Giorni interi sono stato
Qui nascosto ad aspettar 
Ogni giorno l’ammiravo
E con gli occhi la mangiavo
Prendi pure tutto il resto
Ma quel frutto proprio no!

Continuarono per un po’ il loro battibecco finché, scoraggiato, il riccio le propose un patto.
“D’accordo, allora facciamo così: se tu mi restituirai quella mela, io ti racconterò una storia bellissima. La storia di Persefone e delle sue lacrime.”
“Uhm, una storia allegra vedo!” – rispose ironica la bambina che tuttavia restò incuriosita da quel nome – “Va bene, affare fatto, tanto di mele ne trovo quante ne voglio e anche più grosse di questa!”
Si sedette sotto l’albero appoggiando il frutto sull’erba fresca del prato e rimase ad ascoltare il riccio.
Quest’ultimo, dopo aver dato un gustoso morso alla mela, iniziò il suo racconto.
“Un’antica leggenda greca narra che un giorno.... "

[continua]