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sabato 15 ottobre 2011

Forse non tutti sanno che...

Forse non tutti sanno che la favola "Il gatto con gli stivali" è una favola molto antica. Venne pubblicata nel 1696 dall'editore Barbin a Parigi e faceva parte di una raccolta intitolata "I racconti di mamma Oca". La raccolta comprendeva anche altre famosissime fiabe quali La bella addormentata nel bosco, Cappuccetto rosso, Barba blù, Cenerentola, Pelle d'asino, Pollicino. 

L'autore, Charles Perrault (1628 – 1703) parigino di nascita, e Membro dell'Académie Française, aveva importanti incarichi nell'amministrazione pubblica come di collaboratore di Jean-Baptiste Colbert, ministro di Luigi XIV.
Le sue favole ebbero un successo strepitoso al punto da essere raccontate alla corte del “Re Sole” per il piacere di Luigi XIV e dei suoi nobili, ma rapidamente si diffusero in tutta Europa. In Italia vennero tradotte e fatte conoscere al grande pubblico nel 1876 da Carlo Lorenzini autore di Pinocchio con lo pseudonimo.
Non ce ne voglia Perrault per la libertà che ci siamo concessi in questo riadattamento. Alla storia originale è stato aggiunto un prologo che seppur non modifica sostanzialmente il carattere della storia, senza dubbio ne amplia il contenuto, ridefinendo con finalità assolutamente didattiche il personaggio principale, cioè il gatto con gli stivali
In fondo come diceva Josè Saramago a proposito del suo unico racconto per bambini Il più grande fiore del mondo:   Chissà che un giorno non mi capiti di leggere un’altra volta questa storia, scritta da te che mi hai letto, ma molto più bella?" 

F.T. 

venerdì 14 ottobre 2011

Capitolo 10: Una fortuna inaspettata


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Il giovane non riusciva a credere ai suoi occhi! Era sbalordito per quanto l’astuto gatto fosse riuscito a fare in così poco tempo, e facendosi coraggio invitò il Re e la principessa a visitare il castello.
La giovane fanciulla lo guardava con occhi sempre più innamorati, e il nostro nuovo marchese di Carabas ricambiava con sorrisi galanti.
Quando arrivarono nel salone, trovarono la tavola già imbandita con le portate più prelibate e il Re visibilmente soddisfatto disse:
"Che splendida tavola! E che ricchezza di piatti avete fatto cucinare: selvaggina, dolci di ogni tipo, vino di ottima qualità! Caro marchese siete davvero un gentiluomo e visto l'interesse che mia figlia nutre nei vostri riguardi sarei felicissimo di concedervi la sua mano."
Il gatto sorrideva sotto i baffi lanciando occhiate astute al suo padrone il quale ancora un po' frastornato dal succedersi degli eventi sembrava smarrito e imbarazzato. Così per toglierlo dall'imbarazzo, il gatto iniziò a cantare:

Che splendida occasione
Abbiam da festeggiar
Di certo mio signore
Il marchese accetterà
E proprio un buon partito
È nobile e gentil
Ha modi raffinati
E anche colto è...
Vedrete maestà
Che gran festa sarà
E a voi ormai non resta
Che mettervi a ballar



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Il paese fu in festa per giorni interi. Canti e balli animarono le celebrazioni delle nozze e quel che un tempo era il povero figlio del mugnaio divenne un nobile ricchissimo e amato da tutti i suoi sudditi. Il gatto con gli stivali fu sempre trattato da gran signore, e divenne il consigliere personale del re. E talvolta, quando si stancava di dare la caccia per divertimento ai topi, riprendeva la sua vecchia e cara abitudine di intrattenere gli ospiti di corte esibendo le sue qualità canore.


[Fine] 

giovedì 13 ottobre 2011

Capitolo 9: ma che bel castello...

In un batter d'occhio e senza alcuno sforzo raggiunse il castello dell'orco. 
"C'è nessuno qui?", gridò con fare impertinente varcando il portone d’ingresso.
Non passò molto tempo che un omone gigantesco apparve alla sua vista e con voce minacciosa disse: "Come ti permetti di entrare nel mio castello senza essere invitato?"


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"Signore, vi chiedo umilmente perdono, ma trovandomi a passare davanti a un castello così bello non ho resistito alla curiosità di conoscere il suo Signore." disse il gatto levandosi il cappello facendo un lungo inchino prima di continuare il discorsetto che si era preparato. "Inoltre mi è giunta voce che possedete dei poteri assolutamente straordinari e che, volendo, potete trasformarvi in qualunque animale! Vorrei proprio vedere se è vero!"
L'orco, irritato da quelle parole, pensando di spaventare il malcapitato ospite, fece un paio di giri su se stesso trasformandosi in un grosso leone. 


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Il gatto, da quel gran furbacchione che era lanciò un'esclamazione di sorpresa:
"Ma che bravo, davvero complimenti! E io che dubitavo che potesse essere vero! Vi devo delle scuse, Signore. Però sapete dopotutto voi siete grande, un leone pure. Per cui non deve essere stato molto difficile per voi. Certo sarebbe più difficile trasformarsi in qualcosa di molto più piccolo che ne so, per esempio un topolino. Chiedo troppo?"
Irritato dall'arroganza del gatto, l’orco si trasformò di colpo in un topolino ed il gatto, che non aspettava altro, gli saltò sopra e lo divorò!

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Ma quanto sono astuto! Ma che felicità…
Mi sono sbarazzato di questo orco qua!!
Sembrava così grosso, invincibile e crudel
E invece l'ho ingannato con questo trucchettino:
"diventa un topolino…" che poi ti mangerò!!

Sazio e soddisfatto torno nel cortile del palazzo dove attese l’arrivo della carrozza reale. Appena la vide varcare il cancello si precipitò a ricevere il re : "Benvenuto nel magnifico castello del mio signore, il marchese di Carabas! Vi prego, Maestà entrate. Vi mostrerò ogni cosa!"
[continua]

mercoledì 12 ottobre 2011

Capitolo 8: Aiuto, aiuto... !!!

Nei giorni seguenti il gatto continuò a portare a palazzo diversi doni ed il Re divenne sempre più curioso di scoprire chi fosse mai questo misterioso e generoso marchese.
Un giorno, durante una di queste visite, il gatto sentì il Re annunciare alla figlia che la mattina seguente avrebbero fatto una passeggiata in carrozza lungo il fiume, ai confini del regno.
Era l'occasione che l'astuto gatto stava aspettando. All’indomani svegliò di buon ora il suo padrone: "Presto padron mio, seguitemi fino al fiume e fate come vi dico. Quando saremo al fiume, fatevi un bel bagno nel punto che vi indicherò. Fidatemi di me come avete fatto fino ad ora e presto diventerete molto ricco."
Il ragazzo, seppur incredulo, seguì le sue indicazioni e quando arrivarono nel punto prescelto si immerse nell'acqua fingendo di affogare.
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Non passò molto tempo ed ecco che apparve la carrozza reale. Il gatto si precipitò incontro gridando: “Aiuto, aiuto, hanno rapinato il mio padrone, il marchese di Carabas! Lo hanno spogliato e gettato nel fiume. Vi prego, aiutatemi a salvarlo perché non sa nuotare!"
Il re riconobbe immediatamente le grida del gatto, che tanti doni aveva portato a corte e ordinò subito alle guardie di soccorrere il ragazzo invitandolo a salire sulla carrozza, dopo averlo fatto rivestire di tutto punto come un vero nobile.
Il corteo regale riprese il suo viaggio e il gatto corse a precederlo annunciando a tutti il passaggio del Re.
 
(scarica questo disegno dal link insieme a molti altri disegni da colorare)
"Quando passerà di qui la carrozza del re, dite che queste terre appartengono tutte al marchese di Carabas, altrimenti ve ne pentirete!" disse con aria minacciosa ai contadini che stavano lavorando nei campi.
E così , quando la carrozza si avvicinò, il re chiese di chi fossero quelle terre e quei campi così ben coltivati.
"Appartengono tutte al marchese di Carabas!", risposero in coro i contadini.

Evviva hip hip urrà..
Benvenuto maestà
Nel nobile paese
Del marchese di Carabà…
Le vede queste terre
Questi campi di frumento
Sono tutti governati
Dal marchese di Carabà
Di lui si dice che
Sia nobile e cortese
Di lui si dice che
Sia più saggio di un cinese


Il gatto sapeva perfettamente che in realtà tutti quei terreni appartenevano ad un orco, famoso per la sua malvagità. Così decise di fargli una visitina e si diresse con passo veloce verso il suo castello.

[continua]

martedì 11 ottobre 2011

Capitolo 7: Il marchese di Carabas

Non appena il gatto ebbe ricevuto tutto quello che aveva richiesto, prese la strada del bosco e grazie all’aiuto dei suoi stivali magici catturò della selvaggina  e si avviò tutto soddisfatto verso il palazzo del re. 
 
 

Giunto al portone d’ingresso trovò due guardie a sbarragli il passo e con tono autoritario disse: "Voglio essere ricevuto dal re in persona!".
Alla vista di quello strano personaggio il Re rimase assai stupito, ma poi con un cenno della mano lo invitò a farsi avanti curioso com’era di vedere cosa gli avesse portato. 

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(Re) Che strano personaggio
Sta qui davanti a me
Ha un paio di stivali
E un bellissimo mantello
Mi sembra proprio un gatto
Ma in mano che cos'ha???
Orsù che venga avanti
E sentiamo che ha da dir…

(Gatto) Mi inchino e riverisco
Davanti a Sua maestà
Io sono servitore
del mio caro padron!
È il nobile marchese
E’ noto per la sua bontà
E qui vi porto in dono
Un piccolo pensiero
Che spero sia gradito
Che vi soddisferà!
Che spero sia gradito
Quindi a voi… Buon appetito!

"Il marchese di Carabàs dunque mi omaggia di questo dono. Ringrazia molto il tuo padrone da parte mia, e riferisci che uno di questi giorni gradirei fare la sua conoscenza." disse il re.
 
 
(continua)

lunedì 10 ottobre 2011

Capitolo 6: povero me ... tapino

Un bel giorno il vecchio mugnaio chiamò i suoi tre figli e disse: "Miei cari ragazzi, ormai per me è giunto il momento di ritirarmi. Sono troppo vecchio e stanco per lavorare e voglio dividere con voi le mie cose. A te, che sei il più grande, lascio il mulino. A te invece l'asino e a te, che sei il più piccolo, lascio il mio amato gatto. Ora vado a riposare."


(il mugnaio, i suoi figli e l'asino)

Il più giovane dei tre figli del mugnaio, visibilmente insoddisfatto, si lamentava per aver avuto soltanto un gatto:
"Non è giusto, che ci faccio con un gatto? Potrei solo mangiarmelo e poi cucirmi un bel manicotto con il suo pelo per scaldarmi le mani d'inverno!"
Ascoltando quelle parole, subito il gatto drizzò le orecchie molto preoccupato. Decise di intervenire in aiuto del suo nuovo padrone.
"Non aver paura, padrone mio! Fidati di me, troveremo un modo per sopravvivere! Tutto quello che mi serve è solo un bel cappello con la piuma, una casacca nuova ed elegante ed un sacco di tela robusta."
Il giovane guardò il gatto con aria stupita. Non riusciva ad immaginare che cosa avrebbe potuto fare il gatto con un cappello, una casacca e un sacco di tela, già gli sembrava abbastanza ridicolo girare con un gatto che portava gli stivali!


Povero me tapino, ora che farò
Ho solo questo gatto che anche matto è!
L'avete voi sentito quel che io dovrei far?
Cercagli un bel cappello un sacco e un mantello…
Ma tanto ormai che conta una pazzia in più
Se poi non funzionasse non molto cambierà…
Chissà se fosse vero, se fosse verità…
Sarebbe come un sogno difficile a spiegar
Ma tanto ormai che conta, speranze più non ho…



 
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[continua]

domenica 9 ottobre 2011

Capitolo 5: Su forza topolini...

Il gatto, dopo aver gettato i suoi vecchi stivali in un angolo, senza dire una parola si avvicinò con aria indifferente ad un sacco. Vi si accovacciò e riprese tranquillamente a dormire, mentre silenziosamente una fila di topolini si mise subito all'opera fra i sacchi di frumento.

(Scarica il disegno da colorare direttamente dal link)

abbiam da faticar
C'è un sacco di farina 
intero da svuotar
E poi finito questo 
ci manca quello là..
Un sacco di frumento 
per fare del buon pan…

Oh issa oh issa oh issa…

Su forza topolini 
abbiam da faticar
C'è un sacco di farina 
intero da spostar
Ma almeno domattina 
avremo da mangiar
Pagnotte calde e buone 
col burro a colazione…
Oh issa .. oh issa.. oh issa!!
 
Il tempo passò e il nostro gatto passava le sue giornate a oziare senza più il problema di tenere alla larga i topi. 
Grazie agli stivali magici che aveva ricevuto, il gatto non aveva rivali in velocità e non c'era preda che non fosse in grado di raggiungere o catturare con estrema disinvoltura. 



[continua]

venerdì 7 ottobre 2011

Capitolo 4: Un bel paio di stivali...

Un topo molto più grande gli si fece incontro con aria minacciosa. 
"Sono stato io a parlare, - disse con voce ferma e decisa - e voglio proporti un patto. Se tu lo accetterai avrai in cambio una sorpresa che cambierà la tua vita, credimi è un vero affare per te…"
Il gatto ci pensò un istante e liberando il povero topolino rispose: "Se è solo un trucco per ingannarmi, ti prometto che ti darò la caccia per sempre, ma sentiamo un po' che hai da dire…"
"Tranquillo gatto, non ci sono trucchi e ascolta – rispose il topo - Se tu ci lascerai prendere la farina che ci serve, il nostro gran consiglio ti offrirà in cambio gli stivali delle stregone. Dopotutto quelli che hai ora sono alquanto malconci, lasciamelo dire. Noi in cambio prenderemo quello che ci serve non un grammo di più durante la notte e così tu potrai dormire tranquillo. Che te ne pare?"


Un bel paio di stivali
non son poi da disprezzar
Questi ormai si sono rotti
e fan male a camminar
E se poi fosse inganno?
E se magici non son?
Io non son di certo
un fesso e la caccia gli darò..

E se invece fosse vero, 
se magia ai piedi avrò…
Sarei molto fortunato 
e tranquillo io vivrò!
Si va bene affare fatto 
prendi pure questo sacco
Si va bene, chiudo un occhio… 
ora fatemi dormir!!

"Va bene affare fatto – disse il gatto - ma ricordati che se è solo un modo per burlarsi di me, la mia vendetta sarà spietata…"
Il topo lo fissò negli occhi e con un rapido movimento fece schioccare la sua coda come fosse una frusta e subito arrivarono due grossi stivali portati a spalla da una lunga fila di topi depositandoli ai piedi del gatto. Erano nuovi e lucenti, con una grossa fibbia dorata che brillava nella luce tenue della luna.
"Eccoti gli stivali indossali e capirai il loro potere…” - disse il grosso topo.
Fece un paio di giri di corsa del granaio e si rese subito conto degli straordinari poteri che gli stivali possedevano che lo rendevano più rapido e veloce negli spostamenti.
“Molto interessante – pensò – ora sono praticamente imbattibile!”
"Bene, ora vedi di rispettare il patto con noi, altrimenti sarà lo spirito del grande stregone a farlo rispettare." - concluse con voce severa il topo che già era sparito nell'ombra.

giovedì 6 ottobre 2011

Capitolo 3: Pensavi di scappare?

Il topolino nel frattempo era uscito dal suo nascondiglio trascinando faticosamente il sacco di farina appena riempito. Il gatto lo spiava sollevando appena una palpebra. "Bene, bene - pensò il gatto - sta venendo proprio dalla mia parte..." 
Non appena il povero topolino fu sufficientemente vicino, il gatto con un gran balzo gli fu sopra bloccandolo a terra con le zampe.

ma invece eccoti qua!
Ti tengo per la coda e 
non ti lascio andar
(Topo)  La prego signor gatto 
ho bocche da sfamar
Se non ritorno a casa 
a lor chi penserà?

(Gatto) Ma senti quante scuse, 
che mi tocca ascoltar
Scommetto la mia coda 
che mi vuoi ingannar
 
(Topo) Che dice signor gatto? 
È solo verità
Lei non ha proprio idea 
di quel che debbo far
La prego chiuda un occhio 
mi lasci ritornar
Prometto d'ora innanzi 
che mai mi rivedrà

(Gatto) Oh senti che impostore! 
Non mi lascio incantar
E questo è il mio lavoro 
e deroghe non fò!!

Il topolino tremava terrorizzato dalla paura e temeva ormai per la sua sorte, quando una voce venne in suo soccorso: "Se fossi in te, non lo farei sai?"
"Chi ha parlato? Chi osa darmi consigli su quello che devo o non devo fare" disse il gatto senza allentare la presa.

[continua]

martedì 4 ottobre 2011

Capitolo 2: un gatto cantante????

Distratto da un rumore, il gatto si voltò verso un pubblico immaginario come stesse calcando le scene di un teatro recitando la parte dell'attore principale:
"Oh! quanta a gente, questa sera? Siete qui per vedermi all'opera?” disse facendo un lunghissimo inchino.
"Benvenuti signore e signori, io sono il gatto con gli stivali. Scommetto che avrete sentito parlare di me!" 
 
 
“Sapete - disse il gatto - la mia fama è così nota che mi precede ovunque vada. Non c'è posto al mondo dove non si parli di me, della mia grande abilità, e vengono da tutte le parti per vedermi all'opera. Si, avete capito bene, all’Opera e quando dico opera non intendo di certo dare la caccia a quei maledetti topastri, che per me è solo un passatempo, intendo dire l'Opera con la O maiuscola… si insomma faccio anche il cantante, non lo sapevate?
Voi saprete di certo che noi gatti abbiamo sette vite e in una di queste e precisamente la numero… fatemi un po' pensare.. la numero cinque… ero il più noto gatto cantante di tutta l’Europa. Non c’era teatro che non facesse a gara per avere le mie esibizioni. Non ci credete? Beh allora state un po' a sentire...” 
Si schiarì la voce con un paio di miagolii terrificanti che spaventarono il povero topino e iniziò a cantare.

Voce del vento che soffia leggera … Era era era era
Vide un bel giovane tutto solo .... Solo solo solo solo
Ma di parole nemmeno una ... Una una una una
Disse il giovane alla ninfa ... Ninfa ninfa ninfa ninfa

Ma lei il suo amore gli disse ancora ... Ora ora ora ora
Di quell’amore ormai non resta ... Resta resta resta resta
Dolce ricordo di un suono solo ... Solo solo solo solo
Lei che colpa ne aveva alcuna ... Una una una una
Restò senz’anima e senza voce! ... Voce voce voce voce

"Grazie, grazie... troppi applausi non fan per me.. vi ringrazio - continuò a dire il gatto del tutto immerso in quella finta messa in scena per distrarre il topolino e indurlo all'errore - troppo gentili, signori miei, vi ringrazio di moltissimo!!" Annusò l'aria, e si lisciò i baffi e continuò la sua recita: "Spero e anzi son certo che non vi sarà sfuggito l'indovinello che vi ho appena cantato! E se proprio non ci siete arrivati vi basterà prendere l'ultima parola che ho cantato in ogni strofa e tutto vi sarà svelato." Spicco un gran balzo convinto di aver visto il topolino sbucare da dietro un sacco, ma si ritrovò fra le zampe soltanto la polvere di farina che nel mulino era un po' ovunque. Si rialzò facendo finta di nulla e proseguì lisciandosi i baffi con accurata delicatezza.
"Sfortuna volle che un giorno la mia bellissima voce mi lasciò e venni abbandonato su una strada, costretto a dare la caccia ai topi per vivere. Vi rendete conto? Io costretto in miseria come un gatto qualsiasi… Ed ora è qui che vivo, in questo polveroso mulino, in compagnia di Hans il mugnaio, dei suoi tre figli, e un vecchio asino."
"Ora però scusatemi perché ho da fare... debbo dare la caccia a quel topastro… a presto!" concluse la sua pantomima e tornò ad accovacciarsi su un sacco di farina fingendo di dormire.


[continua]

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Come dice il gatto nella canzone c'è un piccolo indovinello. Per scoprire la soluzione annota su un foglio le parole che ripete l'eco e si comporrà una frase.

lunedì 3 ottobre 2011

Capitolo 1: Un bel sacco di farina

Il sole era ormai calato da un pezzo nel vecchio mulino di Hans, quando l’ultimo dei suoi tre figli chiuse la porta e si avviò verso casa.
Il gatto, lasciato a guardia contro le scorribande dei topi, fece un rapido giro di ispezione e infine si accovacciò al suo solito posto addormentandosi profondamente sopra un sacco di farina. 
La luce della luna filtrava attraverso il lucernaio rischiarando appena la grande ruota della macina e i sacchi di grano che aspettavano di essere trasformati in farina. 
 
(scarica e colora il disegno)
Tutto a un tratto un piccolo topolino apparve all'improvviso e si mise a trafficare vicino a un sacco di farina e per farsi coraggio canticchiava sommessamente una canzone.


Dammi un poco di farina
Che una torta voglio far
Sale e acqua e qualche ovetto
Per le bocche da sfamar

E se poi mi avanza tempo
Quante cose posso far
Qualche piccola pagnotta
Biscottini in quantità

Tu di certo non hai idea
Delle cose che so far
Se ogni giorno potrei avere
La farina in quantità

Mamma mia ma che fatica
Questo sacco da portar
E se poi mi vede il gatto
Tutto devo abbandonar

Il gatto aprì un occhio fiutando l’aria insospettito, e seppur malvolentieri si svegliò. Quello che aveva appena sentito era il chiaro e inconfondibile segno che qualche topo si aggirava nei paraggi. Così si mise a cercare fra i sacchi di farina e frumento che riempivano il granaio.
“Dove sei topastro, vieni subito fuori … tanto ti ho visto sai!!”


[continua]


 

domenica 2 ottobre 2011

Gatto ... gatto dei miei stivali! - Prologo

Ricordate il gatto di Mattia? Ma si, quel gattone simpatico che per poco non mi fa prendere un colpo quella volta mentre facevo le bolle di sapone, ricordate? Beh, alla fine siamo diventati amici e quando Mattia non c'è, lui entra e si mette a dormire. Si fa certe dormite!



Si chiama Gustavo e rispetto a me sembra una tigre da quanto mi sembra grande, e per quanto pacifico sia, mi mette sempre un po' di soggezione, specie quando ha voglia di giocare. 
Così ogni tanto, per distrarlo o per farlo addormentare gli racconto una delle mie storielle. Un giorno mi era venuta in mente, a proposito di gatti, quella storia famosissima di quel gatto che portava gli stivali. E siccome non ero certo di ricordarmela tutta, ho finito per raccontargliela a modo mio. A Gustavo, devo dire, è piaciuta molto. Spero che possa piacere anche a voi, se avete la pazienza di leggerla per come me la ricordo.
Per non fare confusione quindi la mia versione di quella storia la chiamerò.. "Gatto... gatto dei miei stivali!" e questo che segue è il prologo.

Prologo

Dunque mi cari, fate finta di essere in un mulino. Di quelli antichi, con la ruota della macina che gira lenta allo scorrere dell'acqua. Avevo fatto anche un disegno di quel mulino. Ma devo confessare che non mi è uscito molto bene: sono solo un piccolo robot di cartone in fondo!! 

(Se vuoi puoi disegnarne uno anche tu, o colorare questo coi colori che più ti piacciono e poi mandarmelo. Sarò contentissimo di vederlo)



E' il mulino di Hans il vecchio mugnaio che vi viveva insieme ai suoi tre figli. Ed è li che inizia la storia.



[continua]