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venerdì 23 settembre 2011

Capitolo Sette: Se alla festa vuoi andare...

La Regina Astrofiammante informata dell'evento, lasciò il suo palazzo in pompa magna con tutta la corte che la seguiva. Alla vista di quei fiori tutti colorati ebbe parole di elogio per il piccolo Gandalf, artefice di quella magia, e lo nominò mago di corte. Papageno saltava contento per il prato suonando nel suo flauto seguito da uno svolazzare di uccellini di tutti i tipi che lo seguivano allegramente. 
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"Che si aprano le danze ... " disse la Regina Astrofiammante a tutta la corte. E la festa cominciò!

Se alla festa vuoi andar
mettiti elegante
scarpe nuove devi aver
per ballar le danze
ma se vuoi ballar con noi
non ti servono denari
basta la tua voce...
resta qui a ballar con noi
resta finché vuoi.

[Fine] 

mercoledì 21 settembre 2011

Capitolo Sei: Quando canto una canzone....

La nuvoletta si perse nell'azzurro del cielo in cerca di nuovi posti e Papageno che era felicissimo per essersi liberato di Sarastro prese ad intonare nel suo flauto questa canzone invitando il maghetto a cantare con lui.

 
il mio amico si scompone
con le mani con i piedi 
batte il ritmo finché può.
Sul tamburo picchio duro 
balla pure lo zio Arturo
Col violino suono fino 
balla pure il mio vicino
E se poi suono la tromba 
un gran suono mi circonda
Ma il più bello e il più carino 
è il ballar del cardellino…
Quando canto una canzone 
il mio amico si scompone
Con le mani con i piedi 
batte il ritmo finché può.

La canzone ebbe un effetto sorprendente, e da sotto la neve ecco spuntare improvvisamente un germoglio di viola dormiente e il prato sul quale si trovavano i nostri amici si riempì improvvisamente di viole, di margherite, di anemoni e altri fiori coloratissimi. Il sole si fece più caldo e intenso e come d’improvviso la primavera spuntò colorando meravigliosamente l'intera vallata.
 
 

lunedì 19 settembre 2011

Capitolo Cinque: La nuvoletta

Sarastro avanzò verso i folletti con aria minacciosa e così dicendo scatenò fulmini e tuoni, lampi e saette pioggia e vento...

 
Gandalf non si perse d’amino e disse nuovamente a Papageno di suonare nel suo flauto solo qualche nota… e tutto improvvisamente svanì.
Rimase solo una piccola nuvoletta che iniziò a raccontare la sua storia. 

 

“C’era una volta una piccola nuvola. Era proprio piccolina, e aveva anche una codina.
E quando le nuvole grandi diventavano pioggia per dipingere di verde le montagne, la nuvoletta arrivava per offrire i suoi servigi, ma veniva sempre cacciata perché era troppo piccola.
“Tu non servi a niente perché sei troppo piccolina!” le dicevano le grandi nuvole.
La povera nuvoletta triste e sola se ne andò molto lontano. Attraversò paesi e paesi finché arrivò sopra un deserto e là sopra disse al suo specchio: “questo posto va bene per piovere, qui certo non viene nessuno da anni”.
E allora la nuvoletta cominciò a sforzarsi di piovere e alla fine le uscì una gocciolina. La gocciolina iniziò a cadere e cascò proprio sopra una pietra e fece così tanto rumore che la Terra si svegliò e chiese : “Che cos’è tutto questo rumore?”
“E’ caduta una goccia di pioggia” rispose il vento.
“Una goccia di pioggia? Ma allora sta per piovere.”
Così avvisò le piante che stavano nascoste dal sole e tutto il deserto si ricoprì di verde. Le nuvole grandi da lontano videro quel nuovo bosco e decisero di andare a piovere in quel posto che prima era un deserto.
Piovve così tanto che il diserto non fu più un deserto e nessuno si ricordò più della codina di nuvola che era diventata goccia e che con il suo rumore aveva risvegliato chi stava dormendo.
Nessuno tranne la pietra, che conservò il ricordo della gocciolina di pioggia e quando spuntarono le nuove piante, la pietra che non muore mai raccontò la storia della codina di nuvola che divenne gocciolina di pioggia.1
 

C’era un volta un nuvoletta
con la codina girava perfetta
Era piccina e a poco serviva
Solo una goccia poteva portar

Passò un giorno sopra un deserto
E la sua goccia fece cader
Sopra una roccia con grande rumore
svegliò la vita, il verde e il cuore…

Basta un goccia a volte soltanto
Per render diverso il nostro paesaggio,
seppur piccina è molto importante
se ci sta dentro un cuore vibrante

Piccola nuvola non sospirare
Il tuo ricordo vogliamo serbare
Piccola nuvola facci sognare
E con una goccia il mondo cambiare 





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1 Liberamente ispirato alla “Favola della codina di nuvola”, tratto da Racconti per una solitudine insonne – Subcomandante Marcos – Ed. Mondadori.

giovedì 15 settembre 2011

Capitolo Quattro: I folletti di Sarastro

Fecero appena in tempo a finire quelle parole che subito i tre folletti gli furono addosso, ma il piccolo Gandalf senza indugiare intimò subito a Papageno di suonare nel suo zufolo: "Presto suona il tuo flauto ... "
"Ma veramente io preferirei scappare... " – rispose Papageno terrorizzato.
"Suona suona ti ho detto... il tuo flauto adesso è magico vedrai che effetto farà! " ribadì il maghetto.
Papageno iniziò a suonare e come per magia i folletti improvvisamente si misero a ballare come stregati.

Quando la bambina ha la bacchettina
Tata tata ta ta Tata tata ta ta

Tante son le cose che lei riesce a fare
Tata tata ta ta Tata tata ta ta

Tutto ciò che vuole lei farà apparire
Tata tata ta ta Tata tata ta ta

Tutto ciò che vede lei farà sparire
Tata tata ta ta Tata tata ta ta

Quando la bambina ha la bacchettina
Tata tata ta ta Tata tata ta ta

Papageno rimase stupefatto! Fino a quel momento il suo zuffolo serviva solo per incantare gli uccellini. Appena terminata la musica si udì una voce provenire da dietro una grossa nuvola... era la voce di Sarastro che cercava i suoi folletti: "Dove siete, sciagurati... è così che mi ubbidite vero, ballando e cantando con il mio nemico.... ora vi sistemo io..."

lunedì 12 settembre 2011

Capitolo Tre: Un incontro inaspettato.

Gandalf sbucò da dietro un cespuglio e rivolgendosi a Papageno disse: “Non mi sembra il caso di urlare così tanto, altrimenti ti farai scoprire…”
“E tu chi sei? “- gli rispose Papageno un po’ spaventato…
“Eh, no… chi sei tu mi stravagante amico…” rispose Gandalf indispettito da quello strano personaggio.
“Facilissimo… io sono Papageno - rispose - servitore della regina Astrofiammante e più precisamente sono il suo ammaestratore di uccellini.
Sai la mia Regina adora gli uccellini e il loro canto armonioso.... e io giro per i boschi in cerca degli usignoli con la voce più bella e li incanto con il mio zuffolo... sono un vero mago sai..."

Papageno arriva lo vedete già
Sempre vispo e allegro trallalà
Per boschi e prati a caccia va,
girando sempre in libertà...
Se i fringuelli sentono il mio fischio,
che guaio corrono che rischio
Posso dirvi senza temerarietà
Che ogni passerotto presto mio sarà!


“Oh, certo…. Un mago… mi vuoi prendere in giro? Se qui c’è un mago quello son io. Il mio nome è Gandalf. - rispose il maghetto - ma sorvoliamo, è meglio. Dimmi piuttosto perché sei così affaticato?”
L’hai visto tu stesso no?? – rispose Papageno facendo finta di  non ricordare il nome del suo interlocutore – come hai detto che ti chiami? Ahh si … Gandulf … Ghendluf… “
“Gandaallllfff” – gli rispose il mago scocciato!
“Ahh… si Gandalf… scusami… allora Gandalf come ti dicevo sono stato inseguito da tre folletti malvagi servitori del nemico più acerrimo della mia Regina: sono i servitori di Sarastro.
Sarastro??? disse Gandalf stupito, ma Sarastro è.... Zitto, zitto stanno per tornare nascondiamoci...

giovedì 8 settembre 2011

Capitolo Due: che suono stupendo!

Povero Gandalf persino le radici più nascoste dei sassi lo prendevano in giro... “Vuoi un germoglio di viola dormiente ... Gandalf ... oh si, eccolo ... vai a cercarlo sulla luna... forse lì lo troverai...”
Gandalf non era certo un mago che si lasciava scoraggiare e così iniziò a cercare in tutto il bosco, girando tra gli alberi .... 



Intanto da un’altra parte dello stesso bosco ... un bizzarro personaggio travestito da grosso uccello camminava del tutto ignaro del pericolo che stava per correre. Aveva da poco lasciato il palazzo della sua Regina e si era addentrato nel bosco cantando allegramente una canzone accompagnandosi di quando in quando con il suo piffero.

Oh che suono stupendo
spinge tutti a ballar la la la la ...
più non posso fermarmi mi vien da saltar... la la la la...
è un ritmo speciale che mai stancherà.... la la la la...
se ci provo ancora mi vien da cantar la la la la ...
se lo canti di nuovo non si fermerà la la la la...


All’improvviso ecco apparire alle sue spalle un gruppo di folletti che lo stavano inseguendo gridando: “Eccolo, eccolo, prendiamolo... non lasciamolo scappare...”
Papageno, questo era il suo nome, colto di sorpresa iniziò a correre a perdifiato ma vedendosi quasi raggiunto si calò sul viso la sua maschera e si appostò dietro un cespuglio fingendosi un uccello .
Ma come... – dissero i folletti - dov’è finito... un attimo fa era qui, ora c’è solo quel grosso fagiano... 
 
 

Papageno in punta di piedi … iniziò a muoversi e quando fu abbastanza lontano dai folletti con un bel marameo se la svignò.
"Accidenti, era lui presto prendiamolo - urlarono i folletti -  o Sarastro ci trasformerà in pietre!"  
Questa volta Papageno riuscì a far perdere le sue tracce.
"Ah certo che l’ho scampata bella - disse respirando ancora con affanno - se mi avessero preso chi la sentiva più la mia Regina! ... ma a proposito … dove sono finito ora? – e a gran voce si mise a chiamare: “C’è nessuno… ehi non c’è nessuno? “









lunedì 5 settembre 2011

La Storia di Gandalf in Mago e del suo amico Papageno. *

Questa storia è di tanto tempo fa… 
A quel tempo il mondo era molto diverso. Nel cielo non volavano ancora gli aerei e non era difficile scorgere all’orizzonte il volo delle grandi aquile reali. 
E le città ... beh le città più che città erano piccoli villaggi, borghi, paesi... con le loro casette in legno e i tetti argentati di ardesia. 
Questa è la storia del piccolo Gandalf, un maghetto o meglio un aspirante mago che all’età di otto anni si apprestava a svolgere un compito difficilissimo del quale lui stesso era ancora all’oscuro... 
Era un apprendista maghetto e per questo ogni tanto faceva qualche pasticcio non avendo del tutto imparato i trucchi del mestiere, ma su di lui convergevano tutte le speranze del suo villaggio che era situato a Est della grande Montagna Solitaria.
Seppur piccino il nostro maghetto aveva di già imparato il linguaggio degli uccelli e delle piante ed era indaffarato in una ricerca che occupava gran parte delle sue giornate, per non parlare poi delle notti.
Aveva scoperto su un vecchio libro di magia che esisteva un modo per portare la primavera nel bel mezzo dell’inverno... cosa molto apprezzata per le latitudini polari alle quali viveva.
Per far questo era necessario trovare un germoglio di viola dormiente sotto la neve .... ma per quanto avesse cercato non era mai riuscito a trovarne uno.
Così decise di chiedere aiuto alle piante del bosco.


Si fermò vicino ad una quercia secolare alla cui base incastrate fra le rocce spuntavano tentacolari radici:
"Ciao grande quercia del bosco!" - disse con aria timorosa
"Salute a te piccolo mago - rispose la quercia - in cosa posso esserti utile?"
"Devo assolutamente trovare un germoglio di viola dormiente, mi puoi aiutare? " domandò il piccolo mago.
La quercia parve riflettere un poco prima di rispondere. "Sai stando quassù per me è impossibile aiutarti prova a chiedere alle mie radici forse loro ti potranno aiutare."
Così fece la stessa domanda alle radici del grande albero, che muovendosi come un serpente risposero: “Non a noi piccolo Gandalf, ma alle radici nascoste dai sassi devi chiedere, loro ti potranno aiutare...”
 


C’era un piccolo maghetto  
che volava sopra i tetti
per trovare verso sera
il suo fior di primavera...
poi andava basso basso
a guardar sotto a un gran sasso
per scoprir cosa gli dice
quella piccola radice...
lei gli dice che è ancor
presto per aver di viole un cesto
ma se a lui ne basta
una può cercarla sulla luna.
ma la luna è ormai
lontana ed il giorno ormai s’avanza
torna il mago presto presto
a studiar nella sua stanza.
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* Questo racconto è dedicato a due personaggi fantastici, protagonisti di due opere alle quali l'autore di Tino Robot è particolarmente legato: Gandalf il mago (tratto da Il signore degli anelli, di J.R.R Tolkien) è qui proposto nelle vesti di un giovane aspirante maghetto; Papageno è invece un omaggio al personaggio dell'opera Il Flauto Magico di W.A. Mozart.