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martedì 14 giugno 2011

Capitolo OTTO

A nulla valsero i tentativi di Romeo di indurre alla ragione il cugino di Giulietta.
Nello scontro che ne seguì, Mercutio l’amico di Romeo perse la vita e quest’ultimo, suo malgrado, fu costretto a sfidare a duello il cugino di Giulietta, Tebaldo.


[Tebaldo] In guardia vil marrano
Alzate orsù la guardia
Farete la sua fine
Per man della mia spada
Farete la sua fine
Preparatevi a morir..

[Romeo] Or siete un mio cugino
Ma non mi capirete..
Non voglio, e non vorrei
Ferir l’onore vostro,
Non voglio, e non vorrei
il mio e quel di lei…

[Tebaldo] Non accampate scuse
Codardo di un messere
E la mia spada vibra
Orsù non fate storie
E la mia spada vibra
Il sangue scorrerà

[Romeo] Orduque siete stolto
E voi mi costringete
A ciò che non vorrei
Difendermi dovrò
A ciò che non vorrei
Per l’amor che porto a lei

Nel combattimento che ne seguì il giovane Tebaldo, cadde colpito a morte da Romeo. La notizia fece rapida il giro della città e Romeo fu costretto a fuggire a Mantova. Il saggio principe sentite le varie ragioni, riconobbe a Romeo il diritto di essersi lealmente difeso, ma per evitar altro spargimento di sangue lo condannò all’esilio a vita. Quando Giulietta apprese dalla balia la notizia, pianse e si disperò per la triste sventura capitata. Scrisse al padre confessore in cerca di aiuto e consiglio, e appena ricevette la sua risposta si recò nella sua cella per ascoltar quanto Frate Lorenzo aveva da dirle. Prima di lasciare il convento prese dalla mani del padre una boccetta simile a quella di un profumo e ritornò fingendo il nulla alla sua casa, attendendo che calasse la notte.

Il giorno seguente la balia bussò inutilmente alla porta di Giulietta…

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