Benvenuti sul sito di Tino ROBOT... scopri tutte le sue fantastiche storie e ascolta le sue canzoni...

sabato 4 giugno 2011

Capitolo DUE

[William] Mi cercavate mia regina?

[Regina] Si, vi stavo cercando Willy, il sonno tarda a venire e non so come ingannar il tempo, narratemi una storia, una bella storia d’amore.


[William] Morfeo dunque non culla il vostro sonno, o mia regina. Ho giusto per voi una storia alla qual sto lavorando. Ancor non è finita, ma se volete ve la narro.


[Regina] Finita o non finita, voi sapete che apprezzo molto ogni cosa che esce dalla vostra fortunata penna e dal vostro inconmensurabile talento. Avete tutta la mia regale ammirazione, o mio poeta, mio vanto e mio campione. Le vostre storie danno lustro al nostro regno, più parlano di voi e più si dirà di me.

William si avvicinò alla trono sedendosi accanto alla regina, traendo da una tasca del mantello un manoscritto dal quale iniziò a leggere.

Siate clemente mia regina - disse il poeta - se di quando in quando sarò costretto a far ricorso alla mia memoria. Tutto ancora non è sulla carta e molte cose sono ancor tutte da fissar.

Vi erano un tempo nella bella città di Verona due nobili famiglie, sempre in guerra tra di loro: Capuleti e Montecchi, i loro nomi. E antiche rivalità li dividevano.  

Regnava in quella città il nobile Escalus, principe giusto e imparziale, al quale le due famiglie erano suddite devote e solamente per onorar il loro impegno col principe si trattenevano dallo sparger sangue inutile.
Non è dato di saper a cosa questa rivalità fosse dovuta, fatto sta che ogni occasione era pretesto per dar loro motivo di vantare la loro presunta superiorità, come fan due galli rinchiusi in uno stesso pollaio. Fra i nobili Capuleti viveva la bella Giulietta orgoglio di tutta la casata, giovane fanciulla ancor da maritare e la madre un bel giorno mandò la serva a chiamarla proprio per parlare della questione.



[Serva] Mia giovane fanciulla
Vostra madre vuol veder
Il vostro dolce viso…
il vostro bel sorriso…

[Giulietta] Su, vi prego cara serva
Dite orsù che vuol da me
Questo giorno è lieto assai
Non recate a me dei guai.

[Serva] Oh ingrata giovinezza
Vostra madre già si pena
Siete ancora signorina
E da voi vuol disciplina!

[Giulietta] Parmi già di esser savia
Prego e recito poesie
Scrivo, leggo, e poi ricamo
Non vorrà mica che ami..

[Serva] Su mia cara basta storie
Fate quel che vi ha ordinato
Vostra madre ormai v’attende
Sarà lei a dirvi che vuole..

La giovane fanciulla, incalzata dalla serva, si recò a far visita alla madre accompagnata dalla balia.


[Madre] Mia adorata figlia, ho da darvi un lieta notizia, vostro padre e io si pensava di maritarvi, e giacché siete il nostro orgoglio, abbiam scelto fra la migliore gioventù di Verona.
Voi sapete quanta stima portiam per Paride, giovane cugino del Principe. Domani daremo una grande festa e in quell’occasione lui vi chiederà in sposa a vostro padre.


[Giulietta] Orsù madre che gran bella notizia mi date. Una festa… i balli e quanta bella gente. E che gran gioia sarà porger la mia mano a Paride, e se amor sarà allora, per far contenta voi e il mio amatissimo padre, lo sposerò.


Giulietta, in realtà non manifestò un grande interesse per la parole della madre, anzi, a giudicar dal tono ironico della sua risposta tutto aveva in mentre tranne che l’intenzione di maritarsi. Tuttavia da brava figlia si chinò al volere della madre e chiese il permesso di ritirarsi.

Nessun commento:

Posta un commento