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giovedì 9 giugno 2011

Capitolo CINQUE

La notte stessa Romeo, colpito come un fulmine dal dardo di Cupido, e stregato dagli occhi di Giulietta, si recò nuovamente alla casa di lei. Scavalcò il muro di cinta, e si nascose dietro un albero nei pressi del balcone di Giulietta, con la speranza di poter vedere la fanciulla.
La giovane fanciulla, in procinto di coricarsi, parlando con la balia venne a conoscenza del nome di quel messere che tanto interesse aveva destato in lei, e si rattristò nel saper che la sua casata apparteneva a quella dei Montecchi.
“O mia balia, che notizia triste recate al mio cuore. Lui, il mio unico amore è dunque nato dal mio unico odio! Eppur mia balia, mai il cuor mio batté così per qualcuno fino ad ora..”
Quando fu sola non riuscendo a dormire uscì sul balcone ad osservar le stelle, pensando a quel giovane conosciuto la sera stessa. Romeo nascosto dietro all’albero si mise a rimirarla, mentre ascoltava incantato la sua dolce voce.

[Giulietta]1 O Romeo, Romeo! Perché sei Romeo? Rinnega il padre tuo e rifiuta il tuo proprio nome. Ovvero se proprio non vuoi, soltanto di legarmi a te con un giuramento d’amore, ed io, non sarò più una Capuleti.
[Romeo] (voltandosi verso il pubblico) Devo continuare ad ascoltare o devo rispondere a quel che ha detto?
[Giulietta] E’ soltanto il tuo nome ad essermi nemico. Tu saresti sempre te stesso, anche se non fossi un Montecchi. Che può mai significar la parola “Montecchi”? non è una mano, non un piede, non un braccio, né un volto né alcuna altra parte che s’appartenga a un uomo.
Oh, sii qualche altro nome! Che cosa c’è in un nome? Quel che noi chiamiamo col nome di rosa, anche se lo chiamassimo col nome d’un altro, serberebbe pur sempre lo stesso dolce profumo.
E così Romeo, pur se non fosse chiamato più Romeo, serberebbe pur sempre quella cara perfezione ch’egli possiede tuttavia senza quel nome. Rinunzia dunque al tuo nome, Romeo, e in cambio di quello, che pur non è alcuna parte di te, accogli tutta me stessa.
Romeo allora le rispose:

per voi mi chiamo amore. 
Sarò ribattezzato 
chiamatemi così. 

[Giulietta] Chi siete dunque voi,  
celato dalla notte 
inciampi a questo modo 
in tutti i miei segreti?

[Romeo] Chi sia non lo saprei, 
col mezzo d’un sol nome. 
Inviso a me stesso,  
poiché a voi nemico. 

[Giulietta] Sei tu forse Romeo, 
e un de’ Montecchi? 
Il suon della tua voce 
ovunque apprezzerei… 

I due innamorati passarono il resto della notte a scambiarsi promesse d’amor fin quando, all’alba, Giulietta venne richiamata dalla voce della balia.
“Devo scappare amor mio, la balia mi chiama…!”
 





















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1 La parte seguente in corsivo è tratta direttamente dall’originale "Romeo e Giulietta" di William Shakespeare. Una citazione che ci è parsa doveroso inserire in questo racconto.

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