Benvenuti sul sito di Tino ROBOT... scopri tutte le sue fantastiche storie e ascolta le sue canzoni...

mercoledì 15 giugno 2011

Capitolo NOVE

Un improvviso rullo di tamburo interruppe la narrazione del commediografo e nuovamente il buffone fece il suo trionfale ingresso nel salone cantando.

[Buffone] Che bella storia allegra, è un vero varietà…
Già piango e mi dispero per come finirà
Orsù, fate il favore, cambiateci il fin al
Voi siete così bravo, che mai vi costerà

[Regina] Passata è la misura, non vi sopporto più,
Già ve lo avevo detto, state lontan di qua
Scusatelo messere, l’invidia è tanta che
Se voi non finirete, mai più lui dormirà…

[Buffone] Oh no, o mia Regina, mi son commosso assai
Sentir di queste storie così piene di guai
Ci vuole un gran talento per scriverle così
Ma or suvvia ridete, guardate cosa ho qui… *


* [apre una scatola magica dalla quale esce un buffone in miniatura che dondola agganciato a una molla]


William, sorrise divertito chiudendo il suo manoscritto, rivolgendo un sorriso benevolo al buffone:


[Willy] Abbiate pazienza mia Regina, per questa sera altro non ho da narrare. Fin qui è giunto il mio copione, già ve lo dissi era incompleto e manca ancora di finale.


[Regina] La vostra storia amico mio carissimo, mi tocca e incanta il cuor. Qualsia il final che sceglierete siate certo che da qui a cent’anni tutti ancor narreranno la storia dell’amor di Romeo et di Giulietta.

Poi si voltò verso il buffone e questa volta con aria benevola gli disse:

[Regina] Suvvia buffone mio, è giunto il vostro turno, chiamate i musicanti e date il via alle danze…


[Buffone] Evvia mia Regina, evviva l’allegrezza
Entrate musicanti e fateci ballar
Le danze, e i saltarelli sian lieti, gai e belli
Che il vino scorra a fiumi e allieti i nostri cuori

E voi caro poeta avete gran talento
La vostra storia è stata per noi un sol tormento
Il cuore m’ha toccato vi porgo le mie scuse
Amici come prima, … ballate mia Regina…



[FINE]








martedì 14 giugno 2011

Capitolo OTTO

A nulla valsero i tentativi di Romeo di indurre alla ragione il cugino di Giulietta.
Nello scontro che ne seguì, Mercutio l’amico di Romeo perse la vita e quest’ultimo, suo malgrado, fu costretto a sfidare a duello il cugino di Giulietta, Tebaldo.


[Tebaldo] In guardia vil marrano
Alzate orsù la guardia
Farete la sua fine
Per man della mia spada
Farete la sua fine
Preparatevi a morir..

[Romeo] Or siete un mio cugino
Ma non mi capirete..
Non voglio, e non vorrei
Ferir l’onore vostro,
Non voglio, e non vorrei
il mio e quel di lei…

[Tebaldo] Non accampate scuse
Codardo di un messere
E la mia spada vibra
Orsù non fate storie
E la mia spada vibra
Il sangue scorrerà

[Romeo] Orduque siete stolto
E voi mi costringete
A ciò che non vorrei
Difendermi dovrò
A ciò che non vorrei
Per l’amor che porto a lei

Nel combattimento che ne seguì il giovane Tebaldo, cadde colpito a morte da Romeo. La notizia fece rapida il giro della città e Romeo fu costretto a fuggire a Mantova. Il saggio principe sentite le varie ragioni, riconobbe a Romeo il diritto di essersi lealmente difeso, ma per evitar altro spargimento di sangue lo condannò all’esilio a vita. Quando Giulietta apprese dalla balia la notizia, pianse e si disperò per la triste sventura capitata. Scrisse al padre confessore in cerca di aiuto e consiglio, e appena ricevette la sua risposta si recò nella sua cella per ascoltar quanto Frate Lorenzo aveva da dirle. Prima di lasciare il convento prese dalla mani del padre una boccetta simile a quella di un profumo e ritornò fingendo il nulla alla sua casa, attendendo che calasse la notte.

Il giorno seguente la balia bussò inutilmente alla porta di Giulietta…

domenica 12 giugno 2011

Capitolo SETTE

I due giovani si scambiarono una promessa di matrimonio, e il giorno successivo di nascosto dalle loro famiglie si recarono nella cella di Frate Lorenzo, padre confessore di Giulietta, chiedendogli di sposarli. Il povero frate, non senza un po’ di stupore e di imbarazzo alla fine acconsentì unendoli in matrimonio.

[Frate Lorenzo] Sorridano i cieli a questa volontà
Che porti a questi sposi la lor felicità
Ma siate voi attenti, virtuosi e sospettosi
L’invidia è brutta cosa e mal vi potrà far
Giulietta, cara figlia, sorridi al tuo Romeo
La vostra union è sacra davanti al mondo inter.

[Giulietta] Inchino il mio bel viso alla volontà divina
Amar il mio Romeo non chiedo nulla più
Sarò sposa fedele, e madre premurosa
Compagna riguardosa, vostra promessa sposa

[Romeo] Vi prego, vi scongiuro, prendete la mia mano
Mia cara e dolce sposa, a voi sarò fedel.
Le nostre due famiglie al fine capiran
Che giunto è ormai il tempo di porre fin ai guai.

[Frate Lorenzo] Che Dio benedica allor la vostra union
Ma ancor a voi rinnovo il monito sever
Lasciate al più presto questa nostra città
Forse tra qualche tempo potrete ritornar. 



Romeo, lasciata la giovane sposa a pregar in compagnia del padre confessore, rientrò in città dove incontrò l’amico Benvoglio in compagnia di Mercutio.
Mentre si accingeva a recar loro la notizia del suo matrimonio ecco arrivare Tebaldo, il cugino di Giulietta, spalleggiato da altri suoi amici con aria minacciosa verso Romeo.

sabato 11 giugno 2011

Capitolo SEI

Il buffone rientrò proprio in quel momento nel salone del trono, con l'aria di chi aveva ascoltato di nascosto il racconto che William stava raccontando alla Regina. Avendo sentito parlare di una balia, entrò con uno spolverino in mano facendo la polvere al mobilio della sala.


[Buffone] Balia? Qualcuno cerca una balia? Ahhh potrei farla io or che son disoccupato!!

So dare di ramazza, e anche spolverare..
E se all’occorrenza vi sentirete tristi
Vi canterò qualcosa che vi faccia gioir

Trallallero lallalà Trallallero lallalà...

So fare il bucato, ma anche i bucatini
La pasta con il sugo e tanti risottini
Orsù che aspettate scegliete proprio me..
Mi basta il vostro riso, fidatevi di me
 
Trallallero lallalà Trallallero lallalà... 

[Regina] Ancora disturbate, buffone di un buffon
Ancor non vi è bastata la nostra punizion?
Orsù guardie accorrete, fatemelo sparir
In una bella cella lasciatelo marcir

Trallallero lallalà Trallallero lallalà... 

Alle parole della Regina due guardie accorsero portando via il recalcitrante buffone, conducendolo fuori dal salone sotto lo sguardo divertito della Regina. William riprese  il suo racconto guardando con una certa benevolenza il buffone che veniva condotto via dalle guardie. “Non siate troppo dura con lui, mia Regina, si sente trascurato e messo in disparte. Ma torniamo alla storia che avevamo interrotto: i due giovani... "

giovedì 9 giugno 2011

Capitolo CINQUE

La notte stessa Romeo, colpito come un fulmine dal dardo di Cupido, e stregato dagli occhi di Giulietta, si recò nuovamente alla casa di lei. Scavalcò il muro di cinta, e si nascose dietro un albero nei pressi del balcone di Giulietta, con la speranza di poter vedere la fanciulla.
La giovane fanciulla, in procinto di coricarsi, parlando con la balia venne a conoscenza del nome di quel messere che tanto interesse aveva destato in lei, e si rattristò nel saper che la sua casata apparteneva a quella dei Montecchi.
“O mia balia, che notizia triste recate al mio cuore. Lui, il mio unico amore è dunque nato dal mio unico odio! Eppur mia balia, mai il cuor mio batté così per qualcuno fino ad ora..”
Quando fu sola non riuscendo a dormire uscì sul balcone ad osservar le stelle, pensando a quel giovane conosciuto la sera stessa. Romeo nascosto dietro all’albero si mise a rimirarla, mentre ascoltava incantato la sua dolce voce.

[Giulietta]1 O Romeo, Romeo! Perché sei Romeo? Rinnega il padre tuo e rifiuta il tuo proprio nome. Ovvero se proprio non vuoi, soltanto di legarmi a te con un giuramento d’amore, ed io, non sarò più una Capuleti.
[Romeo] (voltandosi verso il pubblico) Devo continuare ad ascoltare o devo rispondere a quel che ha detto?
[Giulietta] E’ soltanto il tuo nome ad essermi nemico. Tu saresti sempre te stesso, anche se non fossi un Montecchi. Che può mai significar la parola “Montecchi”? non è una mano, non un piede, non un braccio, né un volto né alcuna altra parte che s’appartenga a un uomo.
Oh, sii qualche altro nome! Che cosa c’è in un nome? Quel che noi chiamiamo col nome di rosa, anche se lo chiamassimo col nome d’un altro, serberebbe pur sempre lo stesso dolce profumo.
E così Romeo, pur se non fosse chiamato più Romeo, serberebbe pur sempre quella cara perfezione ch’egli possiede tuttavia senza quel nome. Rinunzia dunque al tuo nome, Romeo, e in cambio di quello, che pur non è alcuna parte di te, accogli tutta me stessa.
Romeo allora le rispose:

per voi mi chiamo amore. 
Sarò ribattezzato 
chiamatemi così. 

[Giulietta] Chi siete dunque voi,  
celato dalla notte 
inciampi a questo modo 
in tutti i miei segreti?

[Romeo] Chi sia non lo saprei, 
col mezzo d’un sol nome. 
Inviso a me stesso,  
poiché a voi nemico. 

[Giulietta] Sei tu forse Romeo, 
e un de’ Montecchi? 
Il suon della tua voce 
ovunque apprezzerei… 

I due innamorati passarono il resto della notte a scambiarsi promesse d’amor fin quando, all’alba, Giulietta venne richiamata dalla voce della balia.
“Devo scappare amor mio, la balia mi chiama…!”
 





















_______________________________________________________________________
1 La parte seguente in corsivo è tratta direttamente dall’originale "Romeo e Giulietta" di William Shakespeare. Una citazione che ci è parsa doveroso inserire in questo racconto.

mercoledì 8 giugno 2011

Capitolo QUATTRO

Alla festa però, si presentò anche il buon Cupido, armato del suo arco e di una sola freccia. E voi sapete, mia Regina, che quando quel angioletto si mette d’impegno vuol far le cose in grande stile. Si mise a curiosare fra i presenti e scelti fra loro i due giovani più belli, tese il suo arco e scagliò la sua freccia.



venuto a festeggiar
Con l’arco tutto d’oro
e una sola freccia
Vuol fare innamorare 
chi ora sa danzar
E al centro del suo cuor 
colpisce per fare breccia.
 
Così Romeo notò il dolce viso di Giulietta e a lei cantando si avvicinò ben nascosto dalla sua maschera.



[Romeo] Qual grazia qual stupore,
mi induce a meraviglia 
Fra tutte queste stelle, 
voi siete uno splendor 
La luce che emanate 
a nessuna assomiglia 
Stordite il nostro cuore, 
unico tra i fior

[Giulietta] Abbiamo qui un poeta? 

O forse un menestrello? 
Voi siete mascherato 
è facile mentir… 
Sebben la vostra voce
già smuova il cuore mio 
Mostrate il vostro volto 
o nobile signor…

[Romeo] A rischio della vita

vi voglio accontentare 
Guardare il vostro viso,
il vostro bel sorriso 
Oh dolce creatura,
lasciatevi ammirare
Le vostre belle labbra, 
come vorrei baciar

[Giulietta] Oh quanto siete ardito, 

audace cavalier 
Apprezzo il vostro stile, 
non fatemi arrossir 
Nemmen mi conoscete 
e già voi mi volete 
Lasciate che io sappia
almeno il vostro nome..

Sfortuna volle che quel momento così magico venisse interrotto dagli stessi amici di Romeo, i quali temendo di essere scoperti e smascherati, lo invitarono a lasciare in fretta la casa. Non fece nemmeno in tempo a dire il suo nome alla giovane Giulietta, quando sulla porta di casa venne riconosciuto dal cugino di lei, Tebaldo: solo l’intervento deciso del capo famiglia dei Capuleti evitò lo scontro fra i due giovani, permettendo a Romeo e i suoi amici di lasciare la casa indisturbati.

domenica 5 giugno 2011

Capitolo TRE

Nel frattempo per le strade di Verona, Romeo, primogenito della famiglia dei Montecchi,  girava per la città in compagnia dei suoi amici. Sopraggiunse un servo che gli recò la notizia che la sera stessa ci sarebbe stata una grande festa nella casa della famiglia rivale. Appresa di tal festoso evento i baldi giovani decisero di recarsi nella dimora della famiglia avversaria per far della loro presenza mascherata, una bravata di cui vantarsi con gli amici. 

Andiam amici miei, ho voglia di gioir
Di bere del buon vino, di ridere e scherzar.
La notte è ancora giovane non stiamo qui a poltrir
La festa è già iniziata e ho voglia di danzar.


Ebben che ben venga il riso, andiam a beffeggiar
Andremo mascherati, nessun saprà chi siam
La casa dei rivali è in fondo a questa via
E chissà quante dame attendono compagnia


Muoviam il nostro passo, da esperti danzator

Ma stiamo sempre in guardia e pronti a fuggir
Che il fato non ci colga storditi dal buon vin
Sarebbe grave assai lasciarci smascherar
Il buffone di corte che si era messo ad origliare nascosto dietro una tenda, irruppe all'improvviso interrompendo il racconto del giovane William.

[Buffone] Oh, ma che lagna questa musica, messere… Non dovreste tediar la mia Regina con note tanto dolenti e tristi .. - disse facendo uno sberleffo al letterato.
 
[Regina] Zitto scellerato, nessuno ha richiesto la tua presenza. Scompari alla mia vista o te ne pentirai.

[Buffone] Davvero mia regina, vi state trascurando, volete uno scherzetto? Che so … una magia? Orsù vi stupirò, farò per voi apparire un mazzolin di fior..

[Regina] Guardie orsù accorrete gettatelo nel pozzo, forse ha un po’di sete e e un bel bagno gli rinfrescherà le idee.

William rise divertito per l’intrusione del buffone e ancor più per l’ironia con la quale la Regina Elisabetta lo aveva trattato e riprese il suo racconto, mentre le guardie accompagnavano il recalcitrante buffone fuori dalla sala.

“Così, mia Regina, il bel Romeo si presentò alla festa dei Capuleti in compagnia di alcuni suoi amici. La festa per loro fortuna era un ballo in maschera e nessuno o quasi li riconobbe. 



____________________________________________

sabato 4 giugno 2011

Capitolo DUE

[William] Mi cercavate mia regina?

[Regina] Si, vi stavo cercando Willy, il sonno tarda a venire e non so come ingannar il tempo, narratemi una storia, una bella storia d’amore.


[William] Morfeo dunque non culla il vostro sonno, o mia regina. Ho giusto per voi una storia alla qual sto lavorando. Ancor non è finita, ma se volete ve la narro.


[Regina] Finita o non finita, voi sapete che apprezzo molto ogni cosa che esce dalla vostra fortunata penna e dal vostro inconmensurabile talento. Avete tutta la mia regale ammirazione, o mio poeta, mio vanto e mio campione. Le vostre storie danno lustro al nostro regno, più parlano di voi e più si dirà di me.

William si avvicinò alla trono sedendosi accanto alla regina, traendo da una tasca del mantello un manoscritto dal quale iniziò a leggere.

Siate clemente mia regina - disse il poeta - se di quando in quando sarò costretto a far ricorso alla mia memoria. Tutto ancora non è sulla carta e molte cose sono ancor tutte da fissar.

Vi erano un tempo nella bella città di Verona due nobili famiglie, sempre in guerra tra di loro: Capuleti e Montecchi, i loro nomi. E antiche rivalità li dividevano.  

Regnava in quella città il nobile Escalus, principe giusto e imparziale, al quale le due famiglie erano suddite devote e solamente per onorar il loro impegno col principe si trattenevano dallo sparger sangue inutile.
Non è dato di saper a cosa questa rivalità fosse dovuta, fatto sta che ogni occasione era pretesto per dar loro motivo di vantare la loro presunta superiorità, come fan due galli rinchiusi in uno stesso pollaio. Fra i nobili Capuleti viveva la bella Giulietta orgoglio di tutta la casata, giovane fanciulla ancor da maritare e la madre un bel giorno mandò la serva a chiamarla proprio per parlare della questione.



[Serva] Mia giovane fanciulla
Vostra madre vuol veder
Il vostro dolce viso…
il vostro bel sorriso…

[Giulietta] Su, vi prego cara serva
Dite orsù che vuol da me
Questo giorno è lieto assai
Non recate a me dei guai.

[Serva] Oh ingrata giovinezza
Vostra madre già si pena
Siete ancora signorina
E da voi vuol disciplina!

[Giulietta] Parmi già di esser savia
Prego e recito poesie
Scrivo, leggo, e poi ricamo
Non vorrà mica che ami..

[Serva] Su mia cara basta storie
Fate quel che vi ha ordinato
Vostra madre ormai v’attende
Sarà lei a dirvi che vuole..

La giovane fanciulla, incalzata dalla serva, si recò a far visita alla madre accompagnata dalla balia.


[Madre] Mia adorata figlia, ho da darvi un lieta notizia, vostro padre e io si pensava di maritarvi, e giacché siete il nostro orgoglio, abbiam scelto fra la migliore gioventù di Verona.
Voi sapete quanta stima portiam per Paride, giovane cugino del Principe. Domani daremo una grande festa e in quell’occasione lui vi chiederà in sposa a vostro padre.


[Giulietta] Orsù madre che gran bella notizia mi date. Una festa… i balli e quanta bella gente. E che gran gioia sarà porger la mia mano a Paride, e se amor sarà allora, per far contenta voi e il mio amatissimo padre, lo sposerò.


Giulietta, in realtà non manifestò un grande interesse per la parole della madre, anzi, a giudicar dal tono ironico della sua risposta tutto aveva in mentre tranne che l’intenzione di maritarsi. Tuttavia da brava figlia si chinò al volere della madre e chiese il permesso di ritirarsi.

venerdì 3 giugno 2011

Capitolo UNO

[Scena : Interno di un castello. Il trono è vuoto. Giunge all’improvviso un giullare che parla con il pubblico, ammiccando.] 





"Buongiorno mio gradito pubblico, eccomi qui e fate silenzio mi raccomando. La mia regina ora non c’è e guai a me se mi scoprisse a parlar con voi. Sono il suo giullare, e di solito mi chiama sempre per farla divertire. Ma da un po’ di tempo a questa parte, è arrivato quello!! Quello chi? Uhm… ma lui William, il poeta, il letterato, lo scrittore… sapessi almeno cosa fa di preciso!! Mah, ad ogni modo da quando è arrivato lui, la mia regina si è dimenticata di me. Non ride più, gira sempre con gli occhi stralunati e sognanti, e dovreste vedere come pende dalle sue labbra. E ora sono praticamente disoccupato.
Ah.. ecco sta arrivando, devo scappare… buon divertimento."

***
Il giullare vedendo entrare la regina seguita da due paggi,  subito le va incontro per salutarla.
“Buongiorno mia regina, posso far qualcosa per voi? Potrei intrattenervi con un indovinello, oppure una barzelletta, oppure che ne dite di una faccia buffa?” (si gira verso il pubblico e fa una linguaccia).
La regina, osservando divertita il giullare e fingendosi arrabbiata con lui lo redarguì pesantemente: “Buffone di un giullare, come osi prenderti gioco di me. Sparisci e vai subito a chiamare il mio William.”
Il giullare fece un gran bell'inchino  ma prima di obbedire si fermò sulla porta intonando ironicamente una canzone.


[Buffone] Come desiderate, mia nobile regina
Andrò con passo lesto in cerca di quel ser.
Ma dite per favore come lo chiamerò,
buffone sono io, ma lui non so che fa.
Lo sento sol parlare, parlare e riparlare
E fa storie tristi lasciatemelo dir.

[Regina] Non esser insolente, o ti farò arrestar
Fra tutti i letterati lui è chi val di più
Mi tiene compagnia con la sua poesia
Il cuor mi fa sognare, sorridere e gioire
Non scrive solo storie ma sonetti e poesie
E voi ora ubbidite e portatemelo qui.

[Buffone] Come desiderate, mia nobile regina
Andrò con passo lesto in cerca di quel ser.
Ma dite per favore come lo chiamerò,
buffone sono io, ma lui non so che fa.

[Regina] Non fate il finto tonto, voi bene lo sapete
Il suo nome è assai noto andatelo a cercar.

 
Il giullare uscì senza fare altri commenti: non era il caso di abusare della pazienza della benevola Regina, e andò in cerca di William, senza accorgersi che proprio in quel momento il poeta stava entrando dalla parte opposta del salone.

giovedì 2 giugno 2011

Giulietta e Romeo



E così siamo arrivati a giugno. E' quasi incredibile come il tempo passa velocemente. Mi sembra ancora ieri quando sonnecchiavo sulla vecchia e polverosa mensola da cui sono partito. E devo confessarvi che ora sono molto contento di essere diventato amico di Mattia. E' davvero un bambino simpatico. Negli ultimi tempi è molto cambiato. Non litiga più con la sorellina Marta, fa sempre i compiti senza farsi pregare e ha scoperto una grande passione per musica. Certo avrebbe potuto scegliere uno strumento meno rumoroso, ma sentirlo suonare la batteria con tutta l'energia che ci mette è un vero spasso. 


Questa sua passione gli ha permesso di entrare in contatto con tanti altri bambini appassionati di musica e confesso che quando mi ha portato a vedere lo spettacolo che ha fatto con la sua scuola, sono rimasto davvero molto contento.
Quale spettacolo? Se avrai la pazienza di seguirmi te lo racconterò per intero. E' stato davvero molto divertente.
In pratica era la storia di un buffone che... 
Oh, no ... no, vi sto già dicendo troppo! E' meglio che inizi a raccontare dal principio cominciando dal titolo: 


Francesco Hayez - Giulietta e Romeo

______________________________________________
(*) John Dowland - Fortune (for Lute) da: Alessandro Orologio - Primo Libro delle Canzonette a tre Voci ...  
CD ARTS 47531-2 (liutista Francesco Tapella)