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domenica 15 maggio 2011

Cap. IX - La Regina della Luna


Il dolce suono di un’arpa si diffuse nella sala in cui si trovavano, poi Margot si voltò per cercando di capire da dove provenisse quel suono così melodioso.
“Ora seguimi voglio mostrarti un’altra cosa.” – disse la gatta zampettandole davanti fino alla statua di un suonatore d’arpa.
“Socchiudi gli occhi, piccola Margot e ascolta questo canto antico…”

Magicamente la statua si animò con grande stupore della bimba e al suono dell’arpa s’unì la voce melodiosa del suonatore che assorto iniziò a cantare.

Regina della Luna
Per voi il mio canto vaga
Alle lontane stelle
 

Regina dei pianeti
Il mondo inter vi ammira
Vi venera e vi adora


Regina delle stelle
Nessuno tra i pianeti
Risplende più di voi
 
Regina delle acque
Un fior di loto splenda
Sui vostri bei capelli


Osservò attentamente le pareti circolari della stanza e vide con suo grande meraviglia che erano sovrastate da un soffitto a cupola completamente ricoperto di pietre preziose e oro, che riproduceva l’intera volta celeste, al centro della quale dominava un disco dorato rappresentante il dio Aton, che emanava un’intensa luce che si propagava in tutte le direzioni, illuminando il trono al centro della sala.
Seduti uno di fianco all’altra, sul trono, c’erano le due grandi statue del faraone e della sua Regina. 



Margot e la gatta avanzarono lentamente fino al loro cospetto e... magicamente ... tutto intorno a loro, si animò.
“Che succede” chiese Margot alla gatta.
“Tranquilla, Margot” rispose strusciandosi contro le sue gambe “è solo una piccola magia, diciamo un sogno che la dea Bastet ti concede di fare. Ti sembrerà di tornare indietro nel tempo. Ora seguimi...”
Ai piedi del trono uno scriba seduto a gambe incrociate ruppe con la sua voce profonda il silenzio di quegli attimi.


“A te mio signore Akenaton rivolgo il mio sorriso, a te Regina le parole che il mio sovrano mi impose di scrivere su questo papiro” – disse lo scriba rivolgendosi alle due statue.

“Tu ami la Luna, mia bella Regina,
ma la Luna non è calda come Aton, il sole
i cui raggi nutrono ogni campo,
riscaldano le creature, creano le stagioni.
Eppure tu hai ragione, mia adorata,
perché la Luna riflette la luce del Sole
e rende Aton visibile anche nella notte;
grazie a lei, notte e giorno additano
ugualmente la strada a chi la cerca. 


Fu a quel punto che le due figure di Akenaton e Nefertiti presero a muoversi con maestà regale seguiti da un lungo corteo composto dai sacerdoti di corte, nobili e servitori, mentre lo scriba leggeva a voce alta l’inno del Faraone.

Così tu sei Luna; e io sono Sole.
Così come io ti lascio ogni mattina,
il Sole si separa dalla Luna, all’alba,
E io e te ci riflettiamo L’un l’altro per l’eternità
Quando saremo nel luogo
Che non ha bisogno della luce del Sole,
né della luce della Luna,
perché la gloria di Aton lo illumina sempre
nel luogo le cui porte non si schiuderanno mai
durante il giorno perché non vi sarà…”

Le parole dello scriba si interruppero bruscamente, e tutto lentamente svanì davanti agli occhi di Margot. Rimase a pensare alle parole dello scriba ripetendo con voce sommessa quell'ultimo verso lasciato incompleto. "Chissà come finiva, ci deve essere una soluzione!" disse Margot alla gatta che era rimasta silenziosa ad osservarla.

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