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venerdì 8 aprile 2011

Quinto capitolo: All'armi, all'armi...

Pedro, tuttavia preoccupato di liberarsi al più presto della scomoda presenza di Don Chisciotte, fingendosi un marchese d'altri tempi, prese una semplice scopa e con questa gli conferì il titolo di Cavaliere Errante.
“Messere Don Chisciotte – disse cercando di darsi un'aria nobiliare prendendo di nascosto una scopa – venite a me e inginocchiatevi!”
“Certo mio signore io sono il vostro umile servitore.” - rispose Don Chisciotte poggiando un ginocchio a terra tutto speranzoso.
“Io Pedro Marchese del Gallo Rosso, ti conferisco il titolo di Cavaliere Errante” e detto ciò batte tre colpi sulle sue spalle. “Ora alzatevi  e andate in cerca di gloria.”
Ora Don Chisciotte aveva tutto ciò che gli serviva per sentirsi un vero cavaliere e così decise di riprendere la marcia in cerca di un avventura da offrire alla sua Dulcinea come pegno del suo amore.
La nostra Dulcinea a tutto pensava tranne che al nostre eroe cavaliere anzi per non andare in sposa ad una persona che non amava, decise di fuggire con Rodrigo.
Lasciarono di nascosto il paese alle prime luci dell’alba e si fermarono per una sosta al vecchio mulino abbandonato dove avevano trovato rifugio anche un gruppo di musicisti.
 




Insieme a loro i nostri due giovani amici improvvisarono una festa e tra canti e danze senza volerlo misero in funzione le vecchie pale del mulino, che fecero un rumore così assordante, ma così assordante che richiamò la curiosità degli abitanti del vicino paese che accorsero a vedere cosa stava accadendo.

La cosa non sfuggì nemmeno a Don Chisciotte, il quale grazie alla sua fervida immaginazione trasformò quel semplice fatto nell’occasione che stava cercando e laddove tutti vedevano un semplicissimo mulino, il nostro eroe vide un pericoloso drago che sputava fuoco e fiamme, e così rivolgendosi al suo fido scudiero che era tutto intento a gustare l’ultima coscia del pollo, iniziò a urlare: “All’armi… all’armi… !!”
 


Don Chisciotte: La vedi quella gente senti quanta confusion…
Sancio: Si certo signor mio mangio l’ultimo boccon…
All’armi … all’armi…

Don Chisciotte: Andiamo o mio scudiero a combattere il dragon…
Sancio: Mi scusi mio signore forse ha un’allucinazion…
 
Don Chisciotte: La spada dammi presto infilzeremo quel bestion…
Sancio: A me sembra un mulino con le pale in funzion…
 
Don Chisciotte: Non stare lì a poltrire sempre a fare indigestion…
Sancio: Non posso farci niente se mi piace il polpetton…
    All’armi… all’armi…
 
Don Chisciotte: Prepara le mie cose che comincia la tenzon…
Sancio: Per me finisce male farà un grande ruzzolon… 
    All’armi… all’armi…








 E così urlando come un pazzo partì alla carica del mulino in sella al suo fido Ronzinante, convintissimo di vedere un fiero dragone da sconfiggere.
Al primo assalto la lancia si impigliò nelle pale e il povero Don Chisciotte volò di sella finendo lungo e disteso a terra svenuto suscitando l’ilarità di tutta la gente accorsa.

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