Benvenuti sul sito di Tino ROBOT... scopri tutte le sue fantastiche storie e ascolta le sue canzoni...

sabato 16 aprile 2011





La luce nel mondo 
non si spegne 
quando si spegne
una candela
e la tua luce 
non sarà dimenticata. 

Restiamo e resteremo umani.





"Un vincitore è semplicemente 
un sognatore che non si è mai arreso,
Vittorio Arrigoni ha vinto"


F.T.

domenica 10 aprile 2011

Settimo capitolo: Tutto è bene quel che finisce bene.

Il duello iniziò e Rodrigo astutamente finse di essere colpito a morte e cadde a terra. La povera Dulcinea disperata e affranta dal dolore corse dal suo giovane amante piangendo finte lacrime. E la messa in scena fu tanto convincente che tutti credevano che Rodrigo fosse sul punto di morire. Rodrigo a quel punto con fare da vero attore e con un filo di voce chiese di poter esaudire il suo ultimo desiderio, cioè sposare la sua amata Carmen. Tutti i presenti furono concordi nel ritenere più che lecita quella richiesta e lo stesso Pedro, padre di Dulcinea, accorso sul luogo del duello, sebbene a malincuore acconsentì. Venne chiamato subito un prete che celebrò l’unione fra i due giovani e subito dopo Rodrigo spirò!
Quante lacrime (finte … fintissime ve l’assicuro) versò Carmen inutilmente consolata da Don Chisciotte. All’improvviso una musica melodiosa uscì dal mulino e colse tutti i presenti di sorpresa.


Come per miracolo Rodrigo aprì gli occhi e balzando in piedi gridando: “Miracolo… miracolo sono di nuovo vivo … o questo è il paradiso…”
E così dicendo iniziò a ballare e a saltare prendendo per mano la sua amata sposa sotto gli occhi increduli di tutti.
Dal mulino uscirono anche tutti i suonatori che intonavano musiche di danza e canzoni allegre dando inizio ad un vera e propria festa in onore dei due giovani sposi e dello scampato pericolo.
Don Chisciotte da vero cavaliere qual era, capito l’inganno, sorrise al suo scudiero Sancio e prese la parola per benedire quell’unione, invitando tutti a partecipare alla festa!



Nobili signori, Dame e cavalieri
Venite incontro a me 
che dobbiamo festeggiar
Le nozze meritate 
di questa gioventù
che fra mille avventure 
ha scelto una virtù!
 
E la virtù è questa 
seguire il proprio cuore 
non aver paura 
e viver con amore
 
E’ questa la lezione 
da non dimenticare
facciamone tesoro 
e cantiamo tutti in coro
[Fine]

sabato 9 aprile 2011

Sesto capitolo: Ti sfido a duello

Vedendo la scena dall’interno del mulino, Dulcinea e il fidanzato colsero l'occasione per mettere in atto un astuto stratagemma.
Di comune accordo Dulcinea uscì dal mulino con aria preoccupata a soccorrere il povero Don Chisciotte fingendosene innamorata, con lo scopo dichiarato di dare un pretesto a Rodrigo per sfidarlo a un duello.

Rodrigo uscì di corsa brandendo una finta spada e vedendo l'amata china sul delirante cavaliere, finse un plateale attacco di gelosia.  
“ Ah… bene signor Don Chisciotte – disse Rodrigo con finta aria minacciosa - che storia è mai questa, volete forse rubarmi la fidanzata? E tu Dulcinea donna ingrata… e io che ti ho donato pure il mio cuore… in guardia”.  
Dulcinea faticò non poco dal trattenersi dal ridere nel vedere Rodrigo brandire l'arma, e si gettò ai piedi di Don Chisciotte supplicandolo di non accettare.
Don Chisciotte però non aspettava altro che dimostrare in singolar tenzone tutto il suo valore di cavaliere, specie ora che era convinto che Dulcinea fosse innamorata di lui. Impugnò a sua volta l'arma per rispondere all’offesa, ma Rodrigo lo incalzò dicendo:

            tu non sai chi sono io…
 
(D.C.) E io son Don Chisciotte 
            Cavaliere della Mancia 
            E questo è il mio scudiero 
            e si chiama Sancio Panza!

(R.) L’affronto che mi hai fatto 
     con la spada punirò…
         In guardia, in guardia 
            io non avrò pietà!  
 
(D.C.) Accetto la sfida 
            paura non avrò…
            In guardia, in guardia 
            preparati a morir…
 

venerdì 8 aprile 2011

Quinto capitolo: All'armi, all'armi...

Pedro, tuttavia preoccupato di liberarsi al più presto della scomoda presenza di Don Chisciotte, fingendosi un marchese d'altri tempi, prese una semplice scopa e con questa gli conferì il titolo di Cavaliere Errante.
“Messere Don Chisciotte – disse cercando di darsi un'aria nobiliare prendendo di nascosto una scopa – venite a me e inginocchiatevi!”
“Certo mio signore io sono il vostro umile servitore.” - rispose Don Chisciotte poggiando un ginocchio a terra tutto speranzoso.
“Io Pedro Marchese del Gallo Rosso, ti conferisco il titolo di Cavaliere Errante” e detto ciò batte tre colpi sulle sue spalle. “Ora alzatevi  e andate in cerca di gloria.”
Ora Don Chisciotte aveva tutto ciò che gli serviva per sentirsi un vero cavaliere e così decise di riprendere la marcia in cerca di un avventura da offrire alla sua Dulcinea come pegno del suo amore.
La nostra Dulcinea a tutto pensava tranne che al nostre eroe cavaliere anzi per non andare in sposa ad una persona che non amava, decise di fuggire con Rodrigo.
Lasciarono di nascosto il paese alle prime luci dell’alba e si fermarono per una sosta al vecchio mulino abbandonato dove avevano trovato rifugio anche un gruppo di musicisti.
 




Insieme a loro i nostri due giovani amici improvvisarono una festa e tra canti e danze senza volerlo misero in funzione le vecchie pale del mulino, che fecero un rumore così assordante, ma così assordante che richiamò la curiosità degli abitanti del vicino paese che accorsero a vedere cosa stava accadendo.

La cosa non sfuggì nemmeno a Don Chisciotte, il quale grazie alla sua fervida immaginazione trasformò quel semplice fatto nell’occasione che stava cercando e laddove tutti vedevano un semplicissimo mulino, il nostro eroe vide un pericoloso drago che sputava fuoco e fiamme, e così rivolgendosi al suo fido scudiero che era tutto intento a gustare l’ultima coscia del pollo, iniziò a urlare: “All’armi… all’armi… !!”
 


Don Chisciotte: La vedi quella gente senti quanta confusion…
Sancio: Si certo signor mio mangio l’ultimo boccon…
All’armi … all’armi…

Don Chisciotte: Andiamo o mio scudiero a combattere il dragon…
Sancio: Mi scusi mio signore forse ha un’allucinazion…
 
Don Chisciotte: La spada dammi presto infilzeremo quel bestion…
Sancio: A me sembra un mulino con le pale in funzion…
 
Don Chisciotte: Non stare lì a poltrire sempre a fare indigestion…
Sancio: Non posso farci niente se mi piace il polpetton…
    All’armi… all’armi…
 
Don Chisciotte: Prepara le mie cose che comincia la tenzon…
Sancio: Per me finisce male farà un grande ruzzolon… 
    All’armi… all’armi…








 E così urlando come un pazzo partì alla carica del mulino in sella al suo fido Ronzinante, convintissimo di vedere un fiero dragone da sconfiggere.
Al primo assalto la lancia si impigliò nelle pale e il povero Don Chisciotte volò di sella finendo lungo e disteso a terra svenuto suscitando l’ilarità di tutta la gente accorsa.

mercoledì 6 aprile 2011

Quarto capitolo: La locanda del Gallo Rosso

Cammina cammina decisero di pernottare nella locanda del Gallo Rosso, non lontano dal vecchio mulino abbandonato dove la gente del luogo raccontava di strane apparizioni e voci misteriose.
Quella notte Don Chisciotte dormì profondamente sognando di dame e cavalieri e mille altre fantastiche storie, e in sogno, gli apparve il dolce viso di una dama che lo esortava a combattere contro le angherie e i soprusi.

Il mattino seguente i nostri eroi si alzarono di buon ora e Don Chisciotte intrattenne tutti gli ospiti della locanda con un lungo discorso sulla cavalleria, senza accorgersi degli sguardi dapprima increduli e poi sempre più ironici dei presenti. All’improvviso però la sua attenzione fu attratta da Carmen la bella figlia del locandiere e prendendo da un vaso un mazzo di coloratissimi fiori le si avvicinò cantando: 

 Buongiorno Don Chisciotte...
Ho dei fiori molto belli
con splendidi color
li prenda signorina
farà felice il cuor
Mi spiace ma non posso
prendere i suoi fior
io sono fidanzata
col il mio grande amor... 
 Gelsomini... garofani...
e rose profumate!!!

Non posso ... non posso...
mi lasci per favor...

Mi dica ... mi dica
almeno il suo nome
Il mio nome non importa
non glielo voglio dire

Non fa niente signorina
il suo nome già lo so...
"Dulcinea Amore mio"
la mia dama tu sarai...

Questo è matto da legare
andiamo via di qua..

Dulcinea, così come Don Chisciotte si era messo a chiamare Carmen, respinse in modo deciso le attenzioni del vecchio cavaliere e non perse l’occasione per dichiarare pubblicamente il suo amore segreto per Rodrigo, il suo vero amore, facendo andare su tutte le furie suo padre Pedro che invece l’aveva promessa in sposa a un ricco borghesotto del paese.

martedì 5 aprile 2011

Terzo capitolo: C'è nessuno in casa?

Smontò in fretta dal suo asinello legandolo a un cespuglio e si precipitò ansimante davanti alla porta.
"Ehi, di casa… aprite presto!"- urlò tenendosi stretto il galletto sottobraccio.
"Chi è che bussa alla mia porta … cosa volete? "- rispose Don Chisciotte.
In realtà il suo vero nome era Alonso Chisciana, ma nel piccolo paesino tutti lo chiamavano Don Chisciotte, non senza un pizzico d'orgoglio del diretto interessato.
"Messer Alonso sono io, il vostro amico Sancio fatemi entrare vi prego!" - lo supplicò l'amico.
Lentamente la porta si aprì e subito Sancio Panza si precipitò all’interno della casa.
“Buongiorno amico mio, come state?”
“Buongiorno a te Sancio.” - rispose Don Chisciotte tornando a sedersi sulla sua poltrona.
“Passavo da queste parti e così ho pensato di farvi una visitina. Guardate qui che bel pollo vi ho portato. Vado subito in cucina a prepararvi un bel pranzetto.”
Senza nemmeno lasciare il tempo al padrone di casa di fiatare Sancio si diresse in cucina. La loro era un'amicizia così. L'uno andava e veniva dalla casa dell'altro a qualsiasi ora del giorno e spesso pure della notte. Specialmente Don Chisciotte, quando inquieto, era tormentato dalle sue croniche visioni cavalleresche.
Don Chisciotte riprese la lettura di un antico codice cavalleresco dal titolo “De Bellum regolae et nobilis caritatis”.
Eh già il nostro Don Chisciotte era un tipo un po' strano, un vero appassionato di cavalleria ed era a tal punto affascinato dalle leggende degli eroi cavallereschi da credersi lui stesso un cavaliere con tanto di nome e titolo nobiliare: messer Don Chisciotte della Mancia.
Una cosa però lo tormentava. Dalle sue approfondite (quanto inutili) ricerche aveva appreso che per conquistare il cuore di una dama e alla quale dedicare le proprie imprese  ( giacchè ogni cavaliere che si rispetti deve avere una dama cui dedicare le proprie imprese) doveva per prima cosa fregiarsi del titolo di Cavaliere errante. E per far ciò aveva bisogno di un'investitura ufficiale. Come fare? Tormentato da questo dubbio, Don Chisciotte meditava.
Quando Sancio ritornò col pollo tutto fumante pronto a divorarselo, Don Chisciotte chiudendo il libro di scatto, si alzò in piedi e disse: “Ho deciso, dobbiamo partire all'istante! Non è tempo di mangiare amico mio. Presto vieni qui, da ora ti nomino mio personale scudiero.”


 
A nulla valsero le proteste di Sancio Panza e in men che non si dica si ritrovò per strada a seguire quel vecchio mezzo matto.

Caro Don Chisciotte Cavaliere della Mancia
giri tutto il mondo in cerca d'avventura...
Col fido Ronzinante e Sancio il tuo scudier
sei pronto a sfidare tutto il mondo inter

Maghi e stregoni combatti tutti dì...

e se vedi un mulino lo scambi per dragon...
Ma un vero cavaliere non si scoraggia mai
e con le ossa rotte è pronto a ripartir

Caro Don Chisciotte Cavaliere della Mancia
giri tutto il mondo insieme a Sancio Panza..

lunedì 4 aprile 2011

Secondo Capitolo: Bel galletto dove sei



Il mattino successivo la comare Caterina si svegliò presto per dare da mangiare a tutti i suoi polli e il Gallo Camillo si presentò per primo rispondendo col suo verso alla richiamo della padrona.


 

Bel galletto dove sei
vieni qui fatti guardare
cocco cocco cocco cò ...
cocco cocco cocco dé ...

C'è qui pronto il tuo pastone
orzo e miglio a colazione
Bel galletto dove sei
vieni qui fatti ammirare...

La scena fu notata da Sancio Panza, così chiamato per la sua insaziabile fame, il quale stava rientrando da una notte di bagordi e la vista quel bel polletto gli stuzzicò subito l’appetito.

Si nascose dietro un cespuglio e attese che comare Caterina rientrasse in casa. Poi uscì dal suo nascondiglio e richiamò il galletto con la stessa canzoncina appena sentita.




 
Bel galletto dove sei
vieni qui fatti guardare
cocco cocco cocco cò
cocco cocco cocco dè...
Che ti voglio cucinare
dai galletto non scappare
Bel galletto dove sei
vieni qui fatti spennare
Ho una fame da morire
e non voglio più soffrire
Con le spezie e il condimento
sarà un vero godimento
  
Il povero galletto ingenuamente si avvicinò e non appena fu abbastanza vicino ecco che Sancio Panza si lanciò al suo inseguimento e non senza fatica riusci a catturarlo.
Sancio Panza, riprese la strada di casa senza accorgersi che nel frattempo la comare Caterina, che aveva visto la scena dalla finestra di casa sua, lo stava inseguendo minacciandolo con una scopa gridando: “Vieni qui villano, lascia giù il mio pollo…”  
Spaventato e colto di sorpresa e con ancora il pollo ben stretto sotto il braccio, Sancio saltò in sella al suo asino e vide da lontano la casa del suo amico Alonso e pensò bene di chiedere aiuto e soccorso. Così, corse a bussare alla sua porta.

domenica 3 aprile 2011

Primo Capitolo: Il Gallo Camillo.

E’ notte fonda nella piccola cittadina della Mancia, tutto tace e il silenzio delle stelle avvolge ogni cosa. Ma all’improvviso il sonno profondo dei paesani viene interrotto dal temuto cantare del gallo della comare Caterina. Tutte le notti la stessa storia! Con un anticipo di ben tre ore sul sorgere del sole quell’esibizionista di un gallo saltò sulla staccionata del pollaio iniziando a cantare a squarciagola…



Quando canto forte mi contestano
Quando canto forte mi contestano
Una voce dice così:
Una voce dice così:
“Sono un galletto di nome Camillo
canto di notte e di giorno poi strillo.
Sono il più bel gallo che ci sia!
Sono il più bel gallo che ci sia!

Quando strillo forte mi contestano
Quando strillo forte mi contestano
Una scarpa mi tirano qui!
Una scarpa mi tirano qui!
“Zitto galletto mi urlano in coro”
“Sono un’artista rispondo a loro.
Sono il più bel gallo che ci sia!
Sono il più bel gallo che ci sia!” 

  
La gente stufa ed esasperata da quel continuo cantare fuori orario gli tirava di tutto… ma lui niente da fare, anche quella notte cantò a più non posso.

 
Il mattino successivo ... 
[continua]

 

Le avventure di Don Chisciotte e del suo amico Sancio Panza

Un giorno di pioggia Mattia finito di fare i compiti si aggirava inquieto per la casa. Pioveva e di conseguenza non poteva uscire a giocare nel prato come avrebbe voluto, così sono saltato sulla mensola dei suoi libri. In realtà non ne aveva moltissimi fatta eccezione per il libri scolastici, ovviamente.
Però nascosto in tutta quella confusione un libro attirò la mia attenzione. Lo presi e proposi a Mattia di leggermi quella storia dal titolo così curioso: Le incredibili avventure di Don Chisciotte e del suo amico Sancio Panza.



Devo ammettere che all'inizio rimasi un po' sorpreso sentendo parlare di un galletto, ma poi ascoltando la storia mi divertii tanto ma tanto che ancora se ci penso, sorrido!