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lunedì 14 marzo 2011

Capitolo Sei: La principessa Danae

Insomma - disse il pavone aprendo e chiudendo la sua coda maestosa - non tirerò la corda tanto lunga più di quanto la corda già non sia di suo.
Dirò solo che la ragazza di lui si innamorò follemente tanto che perse il sonno e l’appetito. E più lo vedeva e più la fanciulla si struggeva nel suo amore.

Un giorno, spinta da quell’irrefrenabile desiderio, apre la porta di casa e per il sentiero s’avvia fino a quel bosco che era nei pressi della città, perché aveva osservato bene dalle sue finestre, era da lì che passava il ragazzo. E lì lo attende e pensa a quel che gli dirà.

 
Core infelice del mio destino
Che cosa sento battere qui?
Quando lo vedo tutta mi scuoto
Sudan le mani, non mangio più...

O dei del cielo, fate la grazia
Così non vivo, non dormo più
Datemi solo un po’ di fortuna
E dolcemente potergli parlar

Sempre mi manca il suo dolce viso
Gli occhi lucenti e il suo sorriso
Sì così bello, giovane e forte
E quelle labbra che vorrei baciar...  

“O Numi – ripeteva la fanciulla – quando arriverà, datemi l’ardire necessario per parlar al suo cuore senza esitare”.
Non passa certo molto tempo quando lo vede arrivare in compagnia degli amici. E lei a nascondersi dietro un albero e li vede passare.
Dietro di loro, nemmeno a farlo apposta, s’attardava il bel Narciso, tutto solo in mezzo alla strada. I suoi compagni erano già lontani già d’un tiro d’arco, e lei allora dal suo albero esce e dritto verso di lui cammina.
Lui la guarda, la vede bella e vedendola alzata così presto all’alba, la scambia per una dea o una fata. Scende da cavallo e la saluta.
La fanciulla senza nulla dire, s’avvicina e prende a baciargli gli occhi e se lo abbraccia. Lui si meraviglia, e domanda chi è e da dove viene. E allora lei, prende coraggio e gli parla del suo amore.
“Signore – dice – non ti rechi noia una misera qual suo io, privata di ogni bene che molto poco stima la sua vita, se tal vita è privata di te, che strazio fai del mio cuor ogni volta che ti vedo. Sono Danea la figlia del re, tuo signore e per Amore ti penso il giorno e la notte ti sogno. E’ Amor che sin qui m’ha scortato e m’ha dato l'ardire di fermarti. Se in te è tutta la mia vita, concedimi, Signore, il tuo amore e toglimi ogni male.”
Narciso d’un passo arretra mentre l’ascolta e ride, la guarda e ride ancora. 

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