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giovedì 17 marzo 2011

Capitolo Nono: Chi sei tu, Ninfa o Dea?

Narciso, aveva stanato un cervo e per tutto il giorno l’aveva inseguito. Faceva un caldo soffocante perché il sole era già alto nel cielo e quando fu passato mezzogiorno il giovane era tutto riarso: si separa dai compagni e va in cerca d’acqua, tanta era la sete.
Giunse ad una fonte, chiara, dolce e limpida, circondata da una verde erbetta cresciuta tutta intorno.




Quando si abbassa per bere vede la sua immagine riflessa dall’altra parte e non la riconosce. E gli sembra che lo guardi. “Credo che sia una fata del mare, messa a guardia della fonte” – così pensa il bel Narciso.
E più la guarda e più gli piace. Guarda l’immagine riflessa più e più volte: il volto, gli occhi, le mani, e tutto il resto prende a lodare, senza saper dell’inganno che l’acqua trama agli occhi suoi. Loda sé stesso, ma non lo comprende, è la sua bellezza che vede là dentro. E' lui il suo stesso inganno, si  specchia  ma non si riconosce e il suo volto scambia per quello di una ninfa.
“Chiunque tu sia, ninfa o dea, o fanciulla o fata, vieni qui fuori, mostrati" dice Narciso a quel volto riflesso sulle acque e allunga una mano per toccarla.



Ma l'acqua, al suo tocco, s'inquieta e l'immagine sparisce e si lamenta il bel Narciso e sospira, e quell'immagine vorrebbe stringer a sé.
E così chi sol poco prima Amore disprezzava, or si trova in angoscia e pena, e struggimento tali da invocar d’Amor il soccorso.
Che inganno! E più la cerca e con le mani sfiora il velo d’acqua della fonte e più la figura dai suoi occhi scompare e poi riappare, in un gioco crudele che la sua mente offuscata confonde e deride.
“Chiunque tu sia, mostrati. - ripeteva Narciso senza accorgersi che era alla sua immagine che parlava - Non esser così dura con me, da fuggir ogni volta e ogni volta ritornare. Perché scappi, perché ti ritiri, perché non mi parli!”
E quel lamento in dolce musica si trasformò come un canto antico accompagnato dalle acque.


Chi sei tu che con quel viso taci
Ninfa o Dea o forse sei una fata
Vieni, mostrati e parlami
Tendo la mia mano
Scappi e ti ritrai
Io parlo e non rispondi
Non senti i miei sospiri
Non odi i miei lamenti
Perché fai così?

Mentre così parla, e si lamenta, il cuore gli vien meno, sviene tre volte e ormai ha perso la parola.

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