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venerdì 18 marzo 2011

Capitolo Dieci: Bella storia, complimenti!

Apre gli occhi Narciso e vede arrivar Danae, tutta sconvolta nel trovarlo così morente.
Con un dito le mostra la fonte e l’immagine che tanto lo inganna. Tende le braccia, muove le labbra, apre gli occhi appena e le fa segno che s’è pentito.
Lei lo guarda, lo capisce, si fa più vicina, senza parlare. Pian piano la vita di lui fra le mani gli sfugge senza nulla poter fare. Danae piange e si dispera e a se lo stringe così forte che a sua volta trattenendo il respiro e l’anima dal suo corpo si fa uscire. Per Amore, così l’ha persa. 



Tutti gli animali del bosco erano come incantati a sentir quella storia tanto triste raccontata dal pavone. L'unica che aveva un'aria del tutto indifferente era la volpe Caterina che altro non faceva che continuar a lustrare la sua coda. Il pavone dopo una pausa riprese a parlare.

E or si guardino gli amanti - disse serio e con tono di sentenza  il pavone - che non abbiano a soffrir allo stesso modo e per la stessa inutile ragione. Ma gli dei, da tanto spreco e tanta mala sorte furono toccati, e là dove il bel Narciso lasciò il suo animo, spuntò un fiore di rara bellezza e qualità, e a quel fiore venne dato nome di Narciso, il più bello tra i più belli dei fiori.


 
Finito il suo racconto il pavone prese a camminare girando intorno alla volpe tenendosi alla larga dal coccodrillo.
“Trai tu dunque la tua morale, cara volpe! – disse il pavone – Loda pure la tua bellezza ma stai attenta a non far del tuo vanto qualcosa che possa un giorno ritorcersi contro di te!”
La volpe ancor poco convinta non stette a pensarci troppo prima di rispondere.
“Bella storia, complimenti! L’hai scritta tu? Si, voglio dire, è farina del tuo sacco, o forse vuoi soltanto spaventarmi?”
E intanto la sua coda continuava a lisciarsi bellamente. “La mia coda è così bella che nessuno al mondo la può eguagliare! E poi senti. – riprese a dire al pavone dando le spalle al coccodrillo – la tua è solo invidia, questo s’è capito!”

Bella storia complimenti
Sempre che l’hai scritta tu!
Ma una cosa l’ho capita
Mi vuoi solo spaventar..
La mia coda è così bella
Che nessun la può imitar
E la tua è solo invidia
Non mi riesci ad eguagliar!

 

Fu allora che il coccodrillo, seccato da tanto menar vanto, senza dir nulla spalancò le fauci e con un balzo in avanti diede alla coda della volpe un gran bel morso.
“Oltraggio! Sacrilegio!”– urlò la volpe cercando di liberarsi dal morso stretto dei denti del bestione. “Lascia subito la mia coda” urlava dolorante.
Ma il coccodrillo proprio non mollava la presa, anzi più lei urlava e più quello stringeva dando dei gran colpi con la coda a pelo d’acqua.
Rideva di lei il pavone spalancando la sua coda dai mille occhi.
“Ecco vedi? – le rispose sghignazzando – Che ti dicevo, mai lodarsi in modo così tanto!”.


Ecco vedi che dicevo
Mai vantarsi così tanto
C’è un proverbio assai noto
Te lo voglio ricordare..
“Chi si loda poi si imbroda
E del male si farà!”

Tira una volta, e tira l’altra, infine la volpe riuscì a liberar la sua coda, ma quando la guardò di quel che era una gran bella coda, lucente e splendida, non restava ormai che un ciuffetto striminzito di peli appena arruffati.
“Giusto, pavone – spalancando le fauci disse il coccodrillo – chi si loda si imbroda!”
Detto questo se ne tornò nelle acque del lago fino a sparire dalla loro vista, e tutto ciò che di lui si vedeva altro non era che al sua lunga coda che muoveva a destra e a sinistra. La povera volpe imparata la lezione, scappò di corsa verso il bosco e da quel giorno nessuno l’ha più sentita vantarsi di ciò che natura le aveva concesso, sebbene col tempo, quei pochi che hanno avuto la fortuna di incontrarla, dicono che la sua coda fosse tornata splendida come un tempo e forse ancora più bella di prima.

“Questa è la storia sire” - disse la serva al suo Re. E la storia terminò.




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