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sabato 12 marzo 2011

Capitolo Cinque: La sorte fa i suoi scherzi

Nell’antica città di Tebe - prese a raccontare il pavone tendosi a debita distanza dal coccodrillo - un indovino famoso, quando una donna il suo figliolo gli portò per predir a lui il futuro, con questi versi a lei si rivolse:
“Badi bene a non vedersi, molto non vivrà, se si vedrà”.
La madre del figliolo prese a schernirlo con male parole. “Che razza di indovino sei tu! – fece la donna – Che predici cose stolte e vuote!” E ridendo di lui se ne andò, senza saper la triste sorte che il figlio in fasce attendeva. 
L'indovino immobile restò ad osservare le fiamme che ardevano nel braciere. 

  

La sorte fa i suoi scherzi
A dispetto del destino
Che vorremmo riservato
Lieto e grato ai nostri cari.
Badi bene a non specchiarsi
Questo giovane fanciullo
O di certo dal suo viso
Distaccarsi non potrà!

Siete solo un vecchio stolto
Che la sorte vi punisca
Questo figlio è il mio vanto
La mia gloria e vanità
Se l’avreste fra le braccia
Da cullare dolcemente
Forse ora non parlereste
Mi volete spaventar!

Narciso, questo era il nome del fanciullo, crebbe e divenne così bello da divenir al mondo la più bella fra le creature viventi.
Madre Natura ci mise tutto il suo impegno, ogni bellezza, e se c’era una qualità ai molti sconosciuta, state pur certi che al bel Narciso tale qualità non faceva difetto.
E a Natura, s’aggiunse infine Amore, facendo del suo meglio per render più amabile il suo viso, donandogli una dolcezza vaga che se donna a lui s’avvicinava, ecco che ella dalle sue labbra pende, disperata.
Narciso aveva circa quindici anni, e assai spesso per i boschi vagava, in compagnia di amici, sempre in caccia di cervi o di cinghiali, e solo a quelli pensa e inosservate al suo sguardo le fanciulle gli passavano accanto ammirando il suo aspetto, e lodandolo invano cercando di carpir la sua attenzione.
Un giorno eccolo che torna dal bosco, stanco ed affamato, senza respiro per il gran correre fatto, e con le gote arrossate. E questo altro non fa che altra bellezza aggiunger al suo viso di già bello di suo.
Così, passò sotto a una torre, e la figlia del re della città proprio in quel mentre appare alla finestra e lo vede.
Danae era il nome della fanciulla, e di certo a Tebe, fra le dame non ve n’era di più belle di lei. Guardò il giovane e lo vide fiero, nobile, bello, saldo nel petto, le braccia ben fatte e forti, le dita lunghe e sottili, e nella sua persona, nei suoi gesti non c’è nulla che alla fanciulla dispiaccia.
Lo guarda immobile finché esce dalla sua vista. Amore già guarda da quella parte, la vede esitare e lancia un dardo. 
 
 

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