Benvenuti sul sito di Tino ROBOT... scopri tutte le sue fantastiche storie e ascolta le sue canzoni...

sabato 31 dicembre 2011

Buon 2012 a tutti


AUGURI  
PER UN 2012
DAVVERO FELICE


Tino Robot


Capitolo Sei


Il riccio si fermò osservando con aria curiosa la bambina.
"Curiosa come storiella, vero Martina?" - chiese il riccio dondolando il capino a destra e a sinistra iniziando a canticchiare.
 
Quattro sono le stagioni
In cui l’anno si divide
Son sorelle fra di loro
Quando cantan tutte in coro
Prima vien la primavera
Coi suoi fiori colorati
Segue poi la calda estate
Con suoi campi di frumento
E poi quando si alza il vento
Vien l’autunno colorato
Giunge infin il freddo inverno
Col suo manto innevato…
Gira gira il mondo gira
Le stagion ballano in coro
Anche se son pazzerelle
Portan sempre cose belle

Il tempo passò in fretta e i sei mesi trascorsi sulla terra dalla giovane fanciulla volarono; così quando giunse il momento di tornare nel regno di Plutone, Persefone incominciò a piangere. Le sue lacrime caddero sulla terra e subito si trasformarono in un frutto, l’ultimo frutto prima dell’arrivo dell’inverno: la castagna.”
[scarica e colora l'immagine da questo link]

E’ il mio frutto preferito
Tutto avvolto nel suo riccio
Mi par quasi un fratellino
Manca solo il mio musino

Cade prima dell’inverno
Lungo e freddo e senza frutti
Se la mangi abbrustolita
Ti affumica le dita

La castagna è ricciolina
Appuntita e birichina
Se la prendi con le mani
Devi far pianin pianino…

Il suo guscio con le spine
Sembra quasi un vero riccio
Certo non che mi somigli
Però sembra un mio cugino…

"Non vedo l'ora di raccontarla a Perse.." - disse Martina piena di entusiasmo al riccio che si era rimesso a mangiare la sua mela succulenta. 
"Anzi, sai che ti dico? Corro di corsa a casa, prendo la mia bicicletta e vado direttamente da lei a raccontargliela..."
"Si, va bene, Martina.. vai pure - rispose il riccio degluttendo in fretta l'ultimo boccone di mela -  ma stai attenta a non investire le tartarughe!" concluse salutando con la zampina la bambina che ormai già correva veloce verso casa.

[scarica e colora il disegno dal link]


[fine]

venerdì 30 dicembre 2011

Capitolo Cinque

Non senza una qualche perplessità Persefone ascoltò la strana richiesta di Plutone.



[Plutone] 
Orsù basta coi lamenti
Presto ti farò tornar
Con il Messagger alato
Nel tuo mondo colorato

Prendi prima questo chicco

Di una dolce melagrana
Di color rosso rubino
E’ di gusto sopraffino…
[Persefone] 
Buono è il gusto del tuo frutto
Molte volte lo assaggiai
Sembran perle, o sembra vino
E’ di un bel color rubino

Persefone ignara del tranello – continuò a raccontare il riccio - prese dalla mano di Plutone il chicco e lo portò alla bocca.



Quale tranello?” – disse Martina, rimasta fino a quel momento era a bocca aperta ad ascoltare la storia – “Un chicco di melagrana non può nascondere nessun tranello!”

Certo che no – rispose il riccio – Ma nessuno può lasciare l’Ade, il regno dei morti, se ha mangiato anche una sola briciola di cibo toccato da Plutone. Questo era l’inganno, e naturalmente Persefone non lo sapeva!

Così quando ritornò con la madre all’Olimpo, Zeus, informato dell’accaduto, le disse che a causa di quel chicco avrebbe dovuto trascorrere sei mesi all’anno all’Ade.1

Demetra delusa da quell’inganno decise che ogni qualvolta la figlia si fosse recata da Plutone, la terra avrebbe smesso di dare i suoi frutti, dando origine all’autunno e all’inverno, mentre sarebbe rifiorita al suo ritorno, originando la primavera e l’estate.

______________________________________________
1 Ade: il regno degli inferi sul quale, secondo la mitologia greca , regnava Plutone
 

domenica 25 dicembre 2011

AUGURI DI BUON NATALE
E BUONE FESTE A TUTTI!!
 
 
e auguri anche a tutto il mondo...

Afrikaans: Gesëende Kersfees
Albanese: Gezur Krislinjden
Arabo: Idah Saidan Wa Sanah Jadidah
Armeno: Shenoraavor Nor Dari yev Pari Gaghand
Azerbaijan: Tezze Iliniz Yahsi Olsun
Bahasa (Malesia): Selamat Hari Natal
Basco: Zorionak eta Urte Berri On!
Bengali: Shuvo Naba Barsha
Boemo: Vesele Vanoce
Bretone: Nedeleg laouen na bloavezh mat
Bulgaro: Tchestita Koleda; Tchestito Rojdestvo Hristovo
Catalano: Bon Nadal i un Bon Any Nou!
Ceco: Prejeme Vam Vesele Vanoce a stastny Novy Rok
Choctaw (Nativi americani, Oklahoma): Yukpa, Nitak Hollo Chito
Cinese (Cantonese): Gun Tso Sun Tan'Gung Haw Sun
Cinese (Mandarino): Kung His Hsin Nien bing Chu Shen Tan
Cingalese: Subha nath thalak Vewa. Subha Aluth Awrudhak Vewa
Coreano: Sung Tan Chuk Ha
Croato: Sretan Bozic
Danese: Glædelig Jul
Dutch (Pennsylvania): En frehlicher Grischtdaag un en hallich Nei Yaahr!
Eschimese (inupik). Jutdlime pivdluarit ukiortame pivdluaritlo!
Esperanto: Gajan Kristnaskon
Estone: Ruumsaid juulup|hi
Farsi: Cristmas-e-shoma mobarak bashad
Fiammingo: Zalig Kerstfeest en Gelukkig nieuw jaar
Filippino: Maligayan Pasko!
Finlandese: Hyvaa joulua
Francese: Joyeux Noël
Frisone: Noflike Krystdagen en in protte Lok en Seine yn it Nije Jier!
Gaelico: (Scozia) Nollaig chridheil huibh
Gaelico: Nollaig chridheil agus Bliadhna mhath ùr!
Gallese: Nadolig Llawen
Giapponese: Shinnen omedeto. Kurisumasu Omedeto
Greco: Kala Christouyenna! Hamish
Hausa: Barka da Kirsimatikuma Barka da Sabuwar Shekara!
Hawaaiano: Mele Kalikimaka
Hindi: Shub Naya Baras
Indonesiano: Selamat Hari Natal
Inglese: Merry Christmas and Happy New Year
Iracheno: Idah Saidan Wa Sanah Jadidah
Irochese: Ojenyunyat Sungwiyadeson honungradon nagwutut. Ojenyunyat osrasay
Islandese: Gledileg Jol Isola di Man: Nollick ghennal as blein vie noa
Latino: Natale hilare et Annum Faustum!
Latviano: Prieci'gus Ziemsve'tkus un Laimi'gu Jauno Gadu!
Lituano: Linksmu Kaledu
Macedone: Sreken Bozhik
Maltese: LL Milied Lt-tajjeb
Maori: Meri Kirihimete
Navajo: Merry Keshmish
Norvegese: God Jul oppure Gledelig Jul
Occitano: Pulit nadal e bona annado
Olandese: Vrolijk Kerstfeest en een Gelukkig Nieuwjaar! oppure Zalig Kerstfeast
Papua Nuova Guinea: Bikpela hamamas blong dispela Krismas na Nupela yia i go long yu
Polacco: Wesolych Swiat Bozego Narodzenia or Boze Narodzenie
Portoghese (Brasile): Boas Festas e Feliz Ano Novo
Portoghese: Feliz Natal
Rapa-Nui (Isola di Pasqua): Mata-Ki-Te-Rangi. Te-Pito-O-Te-Henua
Rumeno: Sarbatori vesele
Russo: Pozdrevlyayu s prazdnikom Rozhdestva is Novim Godom
Samoa: La Maunia Le Kilisimasi Ma Le Tausaga Fou
Serbo: Hristos se rodi
Slovacco: Sretan Bozic oppure Vesele vianoce
Sloveno: Vesele Bozicne. Screcno Novo Leto
Spagnolo: Feliz Navidad
Svedese: God Jul and (Och) Ett Gott Nytt År
Tailandese: Sawadee Pee Mai
Tedesco: Fröhliche Weihnachten
Turco: Noeliniz Ve Yeni Yiliniz Kutlu Olsun
Ucraino: Srozhdestvom Kristovym
Ungherese: Kellemes Karacsonyi unnepeket
Urdu: Naya Saal Mubarak Ho
Vietnamita: Chung Mung Giang Sinh
 

lunedì 19 dicembre 2011

Capitolo Quattro




“Dunque Plutone su un nero carro trainato da neri cavalli ha rapito mia figlia Persefone! Quale sventura rechi al mio cuore con questa triste notizia!” disse Demetra.
Affranta dal dolore, la povera dea si vestì di nero e vagò per il mondo, con la speranza di ritrovare la figlia, dimenticandosi dei raccolti, che grazie a lei crescevano sempre rigogliosi.
La terra iniziò a spogliarsi di tutte le messe, il frumento e il grano non crescevano più nei campi, la frutta non maturava sugli alberi, l’erba e i fiori seccavano. E tutta l’umanità cadde in un periodo di lunga carestia.


Zeus, preoccupato di quanto stava accadendo, radunò tutti gli dei in concilio per risolvere il problema. “Demetra deve assolutamente tornare ad occuparsi della terra, o tutti gli essere umani moriranno – disse – dobbiamo convincere Plutone a liberare Persefone.”
Venne stabilito che Ermes, il messaggero degli dei, si recasse nell’Ade con il compito di convincere Plutone a liberare Persefone.

Ermes, ubbidiente e veloce, si recò dal re degli inferi e gli rivolse l’invito di Zeus, ma Plutone gli rispose irridendolo che non avrebbe mai liberato Persefone.
Ma l’astuto Ermes non si arrese e gli rispose: “O Plutone, potente signore delle tenebre e dell’Ade, capisco che il cuor tuo batte per questa fanciulla, che fra tutte le fanciulle è la più bella. Ma lei non ti ama e non sarà mai tua sposa. Sii saggio, non far che il mondo perisca per causa di un tuo capriccio. Demetra, impazzita di dolor trascura i fiori colorati, la frutta saporita e le bionde e ricche spighe. Lascia che Persefone torni all’Olimpo, fra gli dei, tra le braccia della madre.”
Plutone, per nulla commosso dalle parole di Ermes, finse di esaudire la richiesta di Zeus e acconsentì a patto che la fanciulla prima di lasciare l’Ade mangiasse un chicco di melagrana.



[continua]

domenica 4 dicembre 2011

Disegni

La galleria dei disegni di TinoRobot si arricchisce di altri disegni fatti da piccoli e meno piccoli artisti!

Opera di  Francesco

Opera di Alessandra (mamma di Francesco)



Opera di Serena

questo bel disegno invece è di Filippo (anni 10) 
con tanto di dedica autografata.



e questo bel disegno è di Miriana (di anni 6) 

giovedì 1 dicembre 2011

Capitolo 3


[scarica e colora il disegno dal link
Il riccio fece una pausa e diede un altro piccolo morso alla sua gustosa mela e questa volta Martina lo incalzò a proseguire, incuriosita dal racconto.
“Su, su, non è il momento di mettersi a mangiare... che è successo? Voglio sapere come continua.”

Vista l'impazienza della bambina al riccio, che non amava parlare con la bocca piena, non rimase che masticare in fretta il suo boccone e riprendere a raccontare.

“Il decimo giorno chiese aiuto ad Elios, il dio del Sole che tutto vede e osserva.
Impaziente attese l'alba e all'apparire del disco solare Demetra gli rivolse la parola.





Oh mio caro amico Elios
Tu che il dì nel ciel risplendi
dai a me conforto e luce
che mi dia felicità!
Hai tu visto una fanciulla
la mia figlia prediletta,
stava raccogliendo i fiori
or di lei non so più nulla...
Tu consorte della Luna
E dall’alto tutto vedi
dimmi della mia fortuna
e accendi la speranza.

Ma il sole non rispose subito. Attese di aver raggiunto la posizione di mezzogiorno e poi finalmente le diede risposta.

Da quassù risplendo e spargo
Caldi raggi sulle messe,
d’oro rendo le tue spighe
Tu che regni la natura

Senza te, la terra geme
E non sboccia più alcun fior
Tu sei spirito nel mondo
Coi tuoi mille e più color…

Dirò della tua fanciulla
stava sopra un nero carro
Nero il manto dei cavalli
sopra, un dio che lo portava

Lei piangeva disperata
Per la sorte sua inattesa
Pochi gigli in man teneva
Tra più belli e profumati…

[continua]

sabato 26 novembre 2011

Capitolo 2


“Un’antica leggenda greca - iniziò a raccontare il riccio - narra che un giorno la bella Persefone passeggiava in un bosco in compagnia delle sue amiche, andando alla ricerca dei gigli più belli quando..."
"Com'è mai possibile che un riccio parla... " - si chiese ad alta voce Martina senza rendersi conto che era da un po' che stava parlando alla bestiola.
"Mia cara fanciulla - sbottò con aria stizzita il riccio notando la sua distrazione - Ho quasi l'impressione che tu non mi stia credendo! Pensi forse che ti voglia prendere in giro?"
Davanti alla reazione del riccio, Martina scosse il capo senza avere il coraggio di replicare e decise di non porsi altre domande prima di far spazientire la bestiola.
"Stavo dicendo - proseguì il riccio - che la bella Persefone stava raccogliendo dei fiori insieme alle sue amiche, quando all'improvviso la terra si aprì ed ecco apparire Plutone in persona, il dio degli inferi, sul suo nero carro trainato da quattro cavalli neri.
Plutone era da tempo innamorato della fanciulla, e pur sapendo che sua madre Demetra, la dea dei raccolti, non gli avrebbe mai permesso di sposarla, aveva continuato a coltivare per la fanciulla una passione sempre più crescente, finché un bel giorno decise di rapirla per farne la sua consorte nell'oscuro regno delle tenebre. 
La povera Persefone, ingnara di tutto, cercò invano di fuggire ma Plutone la rapì e la condusse nel suo regno sotterraneo, sotto lo sguardo atterrito delle sue amiche. 
Luca Giordano (1634-1705): Il ratto di Proserpina
Quando Demetra venne a conoscenza della notizia, per nove giorni e nove notti la cercò invano gridando ovunque il suo nome.
"Persefone... Persefone... figlia mia dove sei!" gridava instancabilmente la povera madre sperando di ritrovare la figlia, ma di Persefone non v'era traccia.  
C'era solo una persona che poteva dirle qualcosa... 
[Continua]

lunedì 14 novembre 2011

Persefone e le stagioni. Capitolo 1

Prologo 

Un paio di settimane fa Marta, la sorellina di Mattia ha bussato alla porta della sua stanza in compagnia di una sua cara amica. Sulle prime Mattia non era molto dell'opinione di farle entrare, dubitando delle buoni intenzioni della sorella sempre pronta a fargli qualche scherzetto.
"Si chiama Perse... " disse Marta "Perse.. ovvero Persefone, ma è troppo lungo da dire così a scuola noi la chiamiamo Perse! Dai non fare lo scontroso, volevamo solo giocare con te!"  


Quel nome l'avevo già sentito da qualche parte, solo che sulle prime non riuscivo a ricordare bene.
"Ma certo! Adesso ricordo!" dissi saltando in mezzo alla stanza sotto lo sguardo incredulo delle due bimbe che non mi avevano mai visto muovermi Ci pensò Mattia a spiegare loro tutto quanto e così mi sono messo a raccontare la storia di Persefone e delle stagioni, a modo mio questo si capisce, no? 

Capitolo 1

Martina era una simpatica bambina dai capelli biondi e dagli occhi azzurri. Viveva in una casa circondata da un verde prato con un piccolo frutteto che il nonno aveva coltivato per anni. Meli, peri, alberi di albicocche, susine e un grande albero di ciliegie.
Un giorno mentre passeggiava nel frutteto raccolse da terra una mela tutta rossa e dall’aspetto invitante e saporito.
Veramente l’avevo vista prima io quella mela!” - sentì dire da una vocina alle sue spalle - “con tutta la fatica che ho fatto per spingerla fino a qui, ora me la vorresti rubare?”
Non vedendo nessuno Martina si guardò attorno stupita quando sentì nuovamente quella voce rivolgersi a lei.
Ehi, dico a te, mia cara. Sono quaggiù e non fare finta di non vedermi. L’ho vista prima io!” 
Abbassò lo sguardo e vide un riccio sbucare da sotto una foglia. 


“Ah ecco chi mi parlava! – rispose Martina con aria di non voler assolutamente cedere – “e ti assicuro che l’ho vista prima io, mio caro! E non ho intenzione di lasciartela!” 

(Riccio)

Era un po’ che la curavo
Fin da quando era un fiore
L’ho seguita passo passo
Quando un’ape si posò
Sopra i petali leggeri
E il suo fior impollinò
Poi divenne un bel frutto
e a terra poi cascò…


(Martina)


Mi stai dando della ladra
Dispettoso animaletto?
Questo melo è di mio nonno
E i suoi frutti sono miei
Posso coglier belle mele,
Le susine e le ciliege
Poi le pesche e le albicocche
Dici solo cose sciocche…

Ribadisco il mio concetto

Era mia e la pretendo
Giorni interi sono stato
Qui nascosto ad aspettar 
Ogni giorno l’ammiravo
E con gli occhi la mangiavo
Prendi pure tutto il resto
Ma quel frutto proprio no!

Continuarono per un po’ il loro battibecco finché, scoraggiato, il riccio le propose un patto.
“D’accordo, allora facciamo così: se tu mi restituirai quella mela, io ti racconterò una storia bellissima. La storia di Persefone e delle sue lacrime.”
“Uhm, una storia allegra vedo!” – rispose ironica la bambina che tuttavia restò incuriosita da quel nome – “Va bene, affare fatto, tanto di mele ne trovo quante ne voglio e anche più grosse di questa!”
Si sedette sotto l’albero appoggiando il frutto sull’erba fresca del prato e rimase ad ascoltare il riccio.
Quest’ultimo, dopo aver dato un gustoso morso alla mela, iniziò il suo racconto.
“Un’antica leggenda greca narra che un giorno.... "

[continua]

sabato 15 ottobre 2011

Forse non tutti sanno che...

Forse non tutti sanno che la favola "Il gatto con gli stivali" è una favola molto antica. Venne pubblicata nel 1696 dall'editore Barbin a Parigi e faceva parte di una raccolta intitolata "I racconti di mamma Oca". La raccolta comprendeva anche altre famosissime fiabe quali La bella addormentata nel bosco, Cappuccetto rosso, Barba blù, Cenerentola, Pelle d'asino, Pollicino. 

L'autore, Charles Perrault (1628 – 1703) parigino di nascita, e Membro dell'Académie Française, aveva importanti incarichi nell'amministrazione pubblica come di collaboratore di Jean-Baptiste Colbert, ministro di Luigi XIV.
Le sue favole ebbero un successo strepitoso al punto da essere raccontate alla corte del “Re Sole” per il piacere di Luigi XIV e dei suoi nobili, ma rapidamente si diffusero in tutta Europa. In Italia vennero tradotte e fatte conoscere al grande pubblico nel 1876 da Carlo Lorenzini autore di Pinocchio con lo pseudonimo.
Non ce ne voglia Perrault per la libertà che ci siamo concessi in questo riadattamento. Alla storia originale è stato aggiunto un prologo che seppur non modifica sostanzialmente il carattere della storia, senza dubbio ne amplia il contenuto, ridefinendo con finalità assolutamente didattiche il personaggio principale, cioè il gatto con gli stivali
In fondo come diceva Josè Saramago a proposito del suo unico racconto per bambini Il più grande fiore del mondo:   Chissà che un giorno non mi capiti di leggere un’altra volta questa storia, scritta da te che mi hai letto, ma molto più bella?" 

F.T. 

venerdì 14 ottobre 2011

Capitolo 10: Una fortuna inaspettata


(scarica e colora il disegno dal link)


Il giovane non riusciva a credere ai suoi occhi! Era sbalordito per quanto l’astuto gatto fosse riuscito a fare in così poco tempo, e facendosi coraggio invitò il Re e la principessa a visitare il castello.
La giovane fanciulla lo guardava con occhi sempre più innamorati, e il nostro nuovo marchese di Carabas ricambiava con sorrisi galanti.
Quando arrivarono nel salone, trovarono la tavola già imbandita con le portate più prelibate e il Re visibilmente soddisfatto disse:
"Che splendida tavola! E che ricchezza di piatti avete fatto cucinare: selvaggina, dolci di ogni tipo, vino di ottima qualità! Caro marchese siete davvero un gentiluomo e visto l'interesse che mia figlia nutre nei vostri riguardi sarei felicissimo di concedervi la sua mano."
Il gatto sorrideva sotto i baffi lanciando occhiate astute al suo padrone il quale ancora un po' frastornato dal succedersi degli eventi sembrava smarrito e imbarazzato. Così per toglierlo dall'imbarazzo, il gatto iniziò a cantare:

Che splendida occasione
Abbiam da festeggiar
Di certo mio signore
Il marchese accetterà
E proprio un buon partito
È nobile e gentil
Ha modi raffinati
E anche colto è...
Vedrete maestà
Che gran festa sarà
E a voi ormai non resta
Che mettervi a ballar



(scarica e colora il disegno dal link)



Il paese fu in festa per giorni interi. Canti e balli animarono le celebrazioni delle nozze e quel che un tempo era il povero figlio del mugnaio divenne un nobile ricchissimo e amato da tutti i suoi sudditi. Il gatto con gli stivali fu sempre trattato da gran signore, e divenne il consigliere personale del re. E talvolta, quando si stancava di dare la caccia per divertimento ai topi, riprendeva la sua vecchia e cara abitudine di intrattenere gli ospiti di corte esibendo le sue qualità canore.


[Fine] 

giovedì 13 ottobre 2011

Capitolo 9: ma che bel castello...

In un batter d'occhio e senza alcuno sforzo raggiunse il castello dell'orco. 
"C'è nessuno qui?", gridò con fare impertinente varcando il portone d’ingresso.
Non passò molto tempo che un omone gigantesco apparve alla sua vista e con voce minacciosa disse: "Come ti permetti di entrare nel mio castello senza essere invitato?"


(scarica il disegno da colorare dal link)

"Signore, vi chiedo umilmente perdono, ma trovandomi a passare davanti a un castello così bello non ho resistito alla curiosità di conoscere il suo Signore." disse il gatto levandosi il cappello facendo un lungo inchino prima di continuare il discorsetto che si era preparato. "Inoltre mi è giunta voce che possedete dei poteri assolutamente straordinari e che, volendo, potete trasformarvi in qualunque animale! Vorrei proprio vedere se è vero!"
L'orco, irritato da quelle parole, pensando di spaventare il malcapitato ospite, fece un paio di giri su se stesso trasformandosi in un grosso leone. 


(scarica e colora il disegno dal link)

Il gatto, da quel gran furbacchione che era lanciò un'esclamazione di sorpresa:
"Ma che bravo, davvero complimenti! E io che dubitavo che potesse essere vero! Vi devo delle scuse, Signore. Però sapete dopotutto voi siete grande, un leone pure. Per cui non deve essere stato molto difficile per voi. Certo sarebbe più difficile trasformarsi in qualcosa di molto più piccolo che ne so, per esempio un topolino. Chiedo troppo?"
Irritato dall'arroganza del gatto, l’orco si trasformò di colpo in un topolino ed il gatto, che non aspettava altro, gli saltò sopra e lo divorò!

(scarica e colora il disegno dal link)

Ma quanto sono astuto! Ma che felicità…
Mi sono sbarazzato di questo orco qua!!
Sembrava così grosso, invincibile e crudel
E invece l'ho ingannato con questo trucchettino:
"diventa un topolino…" che poi ti mangerò!!

Sazio e soddisfatto torno nel cortile del palazzo dove attese l’arrivo della carrozza reale. Appena la vide varcare il cancello si precipitò a ricevere il re : "Benvenuto nel magnifico castello del mio signore, il marchese di Carabas! Vi prego, Maestà entrate. Vi mostrerò ogni cosa!"
[continua]

mercoledì 12 ottobre 2011

Capitolo 8: Aiuto, aiuto... !!!

Nei giorni seguenti il gatto continuò a portare a palazzo diversi doni ed il Re divenne sempre più curioso di scoprire chi fosse mai questo misterioso e generoso marchese.
Un giorno, durante una di queste visite, il gatto sentì il Re annunciare alla figlia che la mattina seguente avrebbero fatto una passeggiata in carrozza lungo il fiume, ai confini del regno.
Era l'occasione che l'astuto gatto stava aspettando. All’indomani svegliò di buon ora il suo padrone: "Presto padron mio, seguitemi fino al fiume e fate come vi dico. Quando saremo al fiume, fatevi un bel bagno nel punto che vi indicherò. Fidatemi di me come avete fatto fino ad ora e presto diventerete molto ricco."
Il ragazzo, seppur incredulo, seguì le sue indicazioni e quando arrivarono nel punto prescelto si immerse nell'acqua fingendo di affogare.
(scarica il disegno da colorare dal link)
Non passò molto tempo ed ecco che apparve la carrozza reale. Il gatto si precipitò incontro gridando: “Aiuto, aiuto, hanno rapinato il mio padrone, il marchese di Carabas! Lo hanno spogliato e gettato nel fiume. Vi prego, aiutatemi a salvarlo perché non sa nuotare!"
Il re riconobbe immediatamente le grida del gatto, che tanti doni aveva portato a corte e ordinò subito alle guardie di soccorrere il ragazzo invitandolo a salire sulla carrozza, dopo averlo fatto rivestire di tutto punto come un vero nobile.
Il corteo regale riprese il suo viaggio e il gatto corse a precederlo annunciando a tutti il passaggio del Re.
 
(scarica questo disegno dal link insieme a molti altri disegni da colorare)
"Quando passerà di qui la carrozza del re, dite che queste terre appartengono tutte al marchese di Carabas, altrimenti ve ne pentirete!" disse con aria minacciosa ai contadini che stavano lavorando nei campi.
E così , quando la carrozza si avvicinò, il re chiese di chi fossero quelle terre e quei campi così ben coltivati.
"Appartengono tutte al marchese di Carabas!", risposero in coro i contadini.

Evviva hip hip urrà..
Benvenuto maestà
Nel nobile paese
Del marchese di Carabà…
Le vede queste terre
Questi campi di frumento
Sono tutti governati
Dal marchese di Carabà
Di lui si dice che
Sia nobile e cortese
Di lui si dice che
Sia più saggio di un cinese


Il gatto sapeva perfettamente che in realtà tutti quei terreni appartenevano ad un orco, famoso per la sua malvagità. Così decise di fargli una visitina e si diresse con passo veloce verso il suo castello.

[continua]

martedì 11 ottobre 2011

Capitolo 7: Il marchese di Carabas

Non appena il gatto ebbe ricevuto tutto quello che aveva richiesto, prese la strada del bosco e grazie all’aiuto dei suoi stivali magici catturò della selvaggina  e si avviò tutto soddisfatto verso il palazzo del re. 
 
 

Giunto al portone d’ingresso trovò due guardie a sbarragli il passo e con tono autoritario disse: "Voglio essere ricevuto dal re in persona!".
Alla vista di quello strano personaggio il Re rimase assai stupito, ma poi con un cenno della mano lo invitò a farsi avanti curioso com’era di vedere cosa gli avesse portato. 

(scarica e colora il disegno dal link)
 
(Re) Che strano personaggio
Sta qui davanti a me
Ha un paio di stivali
E un bellissimo mantello
Mi sembra proprio un gatto
Ma in mano che cos'ha???
Orsù che venga avanti
E sentiamo che ha da dir…

(Gatto) Mi inchino e riverisco
Davanti a Sua maestà
Io sono servitore
del mio caro padron!
È il nobile marchese
E’ noto per la sua bontà
E qui vi porto in dono
Un piccolo pensiero
Che spero sia gradito
Che vi soddisferà!
Che spero sia gradito
Quindi a voi… Buon appetito!

"Il marchese di Carabàs dunque mi omaggia di questo dono. Ringrazia molto il tuo padrone da parte mia, e riferisci che uno di questi giorni gradirei fare la sua conoscenza." disse il re.
 
 
(continua)

lunedì 10 ottobre 2011

Capitolo 6: povero me ... tapino

Un bel giorno il vecchio mugnaio chiamò i suoi tre figli e disse: "Miei cari ragazzi, ormai per me è giunto il momento di ritirarmi. Sono troppo vecchio e stanco per lavorare e voglio dividere con voi le mie cose. A te, che sei il più grande, lascio il mulino. A te invece l'asino e a te, che sei il più piccolo, lascio il mio amato gatto. Ora vado a riposare."


(il mugnaio, i suoi figli e l'asino)

Il più giovane dei tre figli del mugnaio, visibilmente insoddisfatto, si lamentava per aver avuto soltanto un gatto:
"Non è giusto, che ci faccio con un gatto? Potrei solo mangiarmelo e poi cucirmi un bel manicotto con il suo pelo per scaldarmi le mani d'inverno!"
Ascoltando quelle parole, subito il gatto drizzò le orecchie molto preoccupato. Decise di intervenire in aiuto del suo nuovo padrone.
"Non aver paura, padrone mio! Fidati di me, troveremo un modo per sopravvivere! Tutto quello che mi serve è solo un bel cappello con la piuma, una casacca nuova ed elegante ed un sacco di tela robusta."
Il giovane guardò il gatto con aria stupita. Non riusciva ad immaginare che cosa avrebbe potuto fare il gatto con un cappello, una casacca e un sacco di tela, già gli sembrava abbastanza ridicolo girare con un gatto che portava gli stivali!


Povero me tapino, ora che farò
Ho solo questo gatto che anche matto è!
L'avete voi sentito quel che io dovrei far?
Cercagli un bel cappello un sacco e un mantello…
Ma tanto ormai che conta una pazzia in più
Se poi non funzionasse non molto cambierà…
Chissà se fosse vero, se fosse verità…
Sarebbe come un sogno difficile a spiegar
Ma tanto ormai che conta, speranze più non ho…



 
(scarica e colora il disegno dal link)


[continua]

domenica 9 ottobre 2011

Capitolo 5: Su forza topolini...

Il gatto, dopo aver gettato i suoi vecchi stivali in un angolo, senza dire una parola si avvicinò con aria indifferente ad un sacco. Vi si accovacciò e riprese tranquillamente a dormire, mentre silenziosamente una fila di topolini si mise subito all'opera fra i sacchi di frumento.

(Scarica il disegno da colorare direttamente dal link)

abbiam da faticar
C'è un sacco di farina 
intero da svuotar
E poi finito questo 
ci manca quello là..
Un sacco di frumento 
per fare del buon pan…

Oh issa oh issa oh issa…

Su forza topolini 
abbiam da faticar
C'è un sacco di farina 
intero da spostar
Ma almeno domattina 
avremo da mangiar
Pagnotte calde e buone 
col burro a colazione…
Oh issa .. oh issa.. oh issa!!
 
Il tempo passò e il nostro gatto passava le sue giornate a oziare senza più il problema di tenere alla larga i topi. 
Grazie agli stivali magici che aveva ricevuto, il gatto non aveva rivali in velocità e non c'era preda che non fosse in grado di raggiungere o catturare con estrema disinvoltura. 



[continua]

venerdì 7 ottobre 2011

Capitolo 4: Un bel paio di stivali...

Un topo molto più grande gli si fece incontro con aria minacciosa. 
"Sono stato io a parlare, - disse con voce ferma e decisa - e voglio proporti un patto. Se tu lo accetterai avrai in cambio una sorpresa che cambierà la tua vita, credimi è un vero affare per te…"
Il gatto ci pensò un istante e liberando il povero topolino rispose: "Se è solo un trucco per ingannarmi, ti prometto che ti darò la caccia per sempre, ma sentiamo un po' che hai da dire…"
"Tranquillo gatto, non ci sono trucchi e ascolta – rispose il topo - Se tu ci lascerai prendere la farina che ci serve, il nostro gran consiglio ti offrirà in cambio gli stivali delle stregone. Dopotutto quelli che hai ora sono alquanto malconci, lasciamelo dire. Noi in cambio prenderemo quello che ci serve non un grammo di più durante la notte e così tu potrai dormire tranquillo. Che te ne pare?"


Un bel paio di stivali
non son poi da disprezzar
Questi ormai si sono rotti
e fan male a camminar
E se poi fosse inganno?
E se magici non son?
Io non son di certo
un fesso e la caccia gli darò..

E se invece fosse vero, 
se magia ai piedi avrò…
Sarei molto fortunato 
e tranquillo io vivrò!
Si va bene affare fatto 
prendi pure questo sacco
Si va bene, chiudo un occhio… 
ora fatemi dormir!!

"Va bene affare fatto – disse il gatto - ma ricordati che se è solo un modo per burlarsi di me, la mia vendetta sarà spietata…"
Il topo lo fissò negli occhi e con un rapido movimento fece schioccare la sua coda come fosse una frusta e subito arrivarono due grossi stivali portati a spalla da una lunga fila di topi depositandoli ai piedi del gatto. Erano nuovi e lucenti, con una grossa fibbia dorata che brillava nella luce tenue della luna.
"Eccoti gli stivali indossali e capirai il loro potere…” - disse il grosso topo.
Fece un paio di giri di corsa del granaio e si rese subito conto degli straordinari poteri che gli stivali possedevano che lo rendevano più rapido e veloce negli spostamenti.
“Molto interessante – pensò – ora sono praticamente imbattibile!”
"Bene, ora vedi di rispettare il patto con noi, altrimenti sarà lo spirito del grande stregone a farlo rispettare." - concluse con voce severa il topo che già era sparito nell'ombra.

giovedì 6 ottobre 2011

Capitolo 3: Pensavi di scappare?

Il topolino nel frattempo era uscito dal suo nascondiglio trascinando faticosamente il sacco di farina appena riempito. Il gatto lo spiava sollevando appena una palpebra. "Bene, bene - pensò il gatto - sta venendo proprio dalla mia parte..." 
Non appena il povero topolino fu sufficientemente vicino, il gatto con un gran balzo gli fu sopra bloccandolo a terra con le zampe.

ma invece eccoti qua!
Ti tengo per la coda e 
non ti lascio andar
(Topo)  La prego signor gatto 
ho bocche da sfamar
Se non ritorno a casa 
a lor chi penserà?

(Gatto) Ma senti quante scuse, 
che mi tocca ascoltar
Scommetto la mia coda 
che mi vuoi ingannar
 
(Topo) Che dice signor gatto? 
È solo verità
Lei non ha proprio idea 
di quel che debbo far
La prego chiuda un occhio 
mi lasci ritornar
Prometto d'ora innanzi 
che mai mi rivedrà

(Gatto) Oh senti che impostore! 
Non mi lascio incantar
E questo è il mio lavoro 
e deroghe non fò!!

Il topolino tremava terrorizzato dalla paura e temeva ormai per la sua sorte, quando una voce venne in suo soccorso: "Se fossi in te, non lo farei sai?"
"Chi ha parlato? Chi osa darmi consigli su quello che devo o non devo fare" disse il gatto senza allentare la presa.

[continua]